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PROSPETTO DI STUDIO
Gruppo di Lavoro Scienze Religiose
Il gruppo di lavoro Scienze
Religiose è
costituito da studenti di tali materie, impegnati nel raccogliere ed
organizzare il materiale didattico per lo studio delle
materie teologiche, con il prezioso contributo di alcuni
docenti.
Il senso di questa
attività è rivolto a conservare in rete un prospetto di
studio chiaro, schematico ed in forma sintetica delle
materie teologiche, utile per quanti sono interessati a
conoscere e ad approfondire i quesiti basilari su cui si
fonda il credo cristiano.

Il criterio di
organizzazione, di sviluppo e di stesura della varie
materie si compone dei seguenti elementi:
-
Forum per lo
scambio in tempo reale dei dati
-
Chat privata
per convention e tavole rotonde
-
E-mail e
mailing list per l'invio del materiale vario
-
Pagine
tematiche di compendio in cui vengono pubblicati i
risultati parziali e finali delle varie ricerche
L'accesso al forum, consente
lo scambio di dati in tempo reale ed in forma
completamente interattiva, ma al contempo non permette di
impaginare e di organizzare il lavoro secondo un criterio
razionale. Perciò è necessario integrare lo strumento del
forum con quello delle pagine Web.
Si ricorda inoltre che
all'interno del nostro forum è disponibile una chat
privata, utilissima per organizzare incontri tra noi
studenti oppure con i docenti delle varie materie, ai
quali sottoporre i nostri dubbi e i nostri quesiti.
Per chi volesse, il calendario degli
appuntamenti in chat, a titolo orientativo è attualmente
fissato per tutti i giovedì
dalle ore 21:00
Per chattare è necessario avere installato "Java Virtual
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necessario è possibile scaricarlo cliccando sul pulsante:

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MATERIE di STUDIO |
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COSTITUZIONI DOGMATICHE |
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UN
LIBRO PER COMPRENDERE MEGLIO IL SENSO DELLA PROPRIA
VOCAZIONE

Il libro proposto all'attenzione dei nostri lettori, quale
occasione di approfondimento della teologia cristiana, nasce
dalla scuola di formazione teologica e costituisce un
prezioso strumento per quanti intendono inoltrarsi nel
frastagliato e infinito mondo della teologia,
accompagnati e sapientemente guidati in questo
affascinate viaggio verso la fede in Dio, dal prof. R.
Lavatori. Il suo amore per la teologia, che è amore
per Cristo, lo trasmette al lettore con l'entusiasmo
del fanciullo. Il linguaggio è chiaro, discorsivo e
molto partecipato. Ogni passaggio importante viene
posto in evidenza e ampiamente documentato in nota per
chi volesse proseguire la ricerca.
Ciò
che afferma, l'autore lo sente e lo vive.
La
Rivelazione è parola, ma è anche
"chiamata": non può lasciare indifferenti. Per
questo la lettura di queste pagine è utile anche a chi
volesse verificare la tenuta e la qualità della
propria fede. |
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Renzo
Lavatori, Dio e l'uomo un
incontro di salvezza, EDB,
Bologna 2005 |
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Introduzione
generale alla Bibbia e alla storia della salvezza |
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IL DISEGNO DELLA
SALVEZZA
(dalla
creazione alla parusia)
La
creazione
La storia della salvezza ha avuto inizio con la creazione del mondo
e dell’uomo. Il mondo è sorto dall’azione ineffabile
di un unico Dio, trascendente e onnipotente. Questo è
il tema centrale delle 2 narrazioni sulla creazione
con cui inizia il I° libro della Bibbia.
Dio crea tutto con la sua parola, cioè senza sforzo, secondo un
piano armonioso e ordinato (No caos; no big bang); da
ciò che appare meno perfetto (la luce) a ciò che lo è
di più (l’essere umano).
Gli albori della storia della Salvezza: creazione, peccato,
promesse.
La creazione, opera della sapienza e dell’onnipotenza divina.
La
creazione dell’uomo
La seconda narrazione genesiaca sulla creazione ha per tema
specifico la creazione dell’uomo e della donna nonché
la loro caduta dalla condizione originale primitiva.
Il Signore Dio (come un artigiano che prepara un oggetto molto
pregiato), plasmò l’uomo con polvere del suolo e
soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo
divenne un essere vivente.
Il Signore affida all’uomo il creato con la responsabilità che ne
consegue.
Adamo ed
Eva – Il peccato originale
Avvenne poi che Eva, sedotta dal serpente, e poi Adamo, mangiano
dell’albero della «conoscenza del bene e del male»;
che rappresenta una rivendicazione di autonomia morale
davanti a Dio: ovvero la facoltà di decidere ciò che è
bene e ciò che è male e di agire di conseguenza,
indipendentemente da qualsiasi ordinamento superiore,
prescindendo da qualsiasi principio esterno alla
propria volontà.
Gli effetti del peccato si manifestano con la cessazione
dell’amicizia e della familiarità con Dio, poi con il
destarsi della lussuria, e infine con l’apparire della
sofferenza e della morte.
Dopo il peccato Dio non abbandonò l’uomo.
Una promessa di salvezza venne ad aprire all’umanità caduta, un
orizzonte mirabile di speranza.
Nonostante le insidie del serpente, la sua testa sarà schiacciata
per sempre (Gn 3,15).
Questa promessa è stata chiamata protovangelo, perché è il
primo annunzio di salvezza che avverrà grazie a un
discendente della donna, il Cristo-Messia.
Caino e
Abele
Dopo la ribellione dell’uomo contro Dio nel paradiso terrestre, il
racconto biblico mostra il rapido progredire del male
e dell’uomo che lotta contro l’uomo e contro il suo
fratello.
Caino uccide per invidia il fratello Abele. Dio castiga Caino con
la sterilità del suo lavoro (Gn 4,11-13); però mostra
anche la sua misericordia, decisa a proteggere la sua
vita contro la vendetta di qualsiasi gli venisse
contro.
Nel racconto biblico segue il quadro della genealogia di Caino,
lacerata dai più diversi reati.
Noè e il
diluvio universale
Solo Noè trova grazia agli occhi del Signore.
Il diluvio è un evento che resta vivamente impresso nei ricordi
dell’umanità, narrato come un cataclisma d’inaudita
proporzione.
Noè viene presentato dalla Bibbia come nuovo padre dell’umanità,
con una nuova benedizione, alleanza ed elezione, che
costituiranno gli assi fondanti di tutta la storia
della salvezza.
-
Dio rinnova la benedizione divina data ai
progenitori.
-
Stabilisce un’alleanza con l’impegno di non mandare
nuovi diluvi, in un patto universale con tutta la
creazione.
-
Su
un figlio di Noè, Sem, stabilirà una concreta
elezione divina.
Babele
L’umanità sorta dai figli di Noé, forma originariamente un solo
popolo con una sola lingua, che tuttavia pretendeva di
trovare la sicurezza in se stesso, contro il disegno
di Dio riguardo la moltiplicazione e la diffusione
degli uomini sulla terra.
La dispersione delle lingue rappresenta dunque l’ultimo castigo di
Dio a tutta l’umanità.
Abramo,
nella prova fu trovato fedele
(nel
momento del sacrificio di Isacco e quando partì verso
l’ignoto)
Abramo è il primo dei grandi antenati del popolo d’Israele (popolo
delle promesse), e con lui ha inizio la storia
patriarcale, che si snoda tra la chiamata di Abramo e
la discesa del clan di Giacobbe in Egitto.
L’età patriarcale copre un periodo che va dal sec. XIX
al XV aC, cui segue una federazione di tribù e la
monarchia (XI aC).
Seconda benedizione-promessa: “Nella tua discendenza saranno
benedette tutte le famiglie della terra”.
Isacco e
Giacobbe
Da Abramo in poi, la storia biblica mostra l’irrevocabile fedeltà
di Dio alle sue promesse, confermate in diversi
momenti a Isacco e Giacobbe.
Costituzione d’Israele come nazione e popolo di Dio
La storia di questo periodo viene raccontata nei libri
dell’Esodo, dei Numeri e del Deuteronomio.
Mosè e
l’esodo (sec. XIII aC.)
L’esodo dall’Egitto è uno dei capitoli centrali della Bibbia e
della fede di Israele.
La figura che domina tutto questo periodo è Mosè, della tribù di
Levi: liberatore, legislatore e capo religioso
d’Israele.
L’uscita dall’Egitto ha luogo immediatamente dopo la Pasqua, che
coincide con l’ultima piaga.
L’alleanza del Sinai
Dopo varie vicissitudini e quasi 3 mesi di viaggio, il popolo
d’Israele arriva nel Sinai.
A differenza dell’alleanza con Abramo, quella del Sinai fu
stabilita con tutto il popolo d’Israele.
In un’atmosfera religiosa e sacra ineguagliabile, attuata in un
clima di libertà e gratuità (Dio non impose
l’alleanza, ma la propose al libero consenso del
popolo), fu consegnata la legge con le due tavole
scritte «dal dito di Dio».
L’oggetto dell’alleanza si può riassumere in una formula che
ricorre frequentemente nella letteratura biblica: «Io
sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo».
Dio chiedeva a Israele di «ascoltare» e «custodire» la sua «voce».
L’alleanza del Sinai costituì il popolo di Jahvé, scelto come
depositario delle promesse divine e strumento di
realizzazione del disegno di salvezza.
Nel disegno divino, l’alleanza del Sinai non fu un punto d’arrivo,
ma una preparazione all’alleanza definitiva e
universale annunziata dai profeti, che Gesù, nuovo
legislatore del nuovo Israele, doveva realizzare con
il suo sangue: il sangue della nuova alleanza per la
salvezza del mondo.
Gesù, nell’istituzione dell’eucaristia (la nuova legge), si fece
eco delle parole di Mosè: “Questo è il mio sangue
dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei
peccati”.
La
conquista della Palestina - Giosuè
Alla lunga marcia (periodo di purificazione) del popolo d’Israele
attraverso il deserto del Sinai fino alle pianure di
Moab, in conformità con le parole annunziate ai
patriarchi, Dio consegnò a Israele la terra promessa.
Sotto la guida di Giosuè, gli israeliti entrano in Canaan verso il
1250 aC. Una sequenza di vittorie e di sconfitte, dopo
la morte di Giosuè, segna questa fase storica.
La dialettica teologica peccato-punizione-pentimento-salvezza sarà
una costante durante il periodo che seguì a Giosuè,
cioè in quello dei Giudici.
L’istituzione della monarchia – Saul – Davide –
Salomone
La prima struttura politico-sociale di Israele nel territorio di
Canaan ebbe la forma di una federazione di tribù, che
si coalizzavano occasionalmente per rispondere alle
aggressioni dei popoli vicini.
Nel sec. XI aC. le tribù si uniscono e prendono Saul come re, della
tribù di Beniamino, abbandonato poi da Dio per i suoi
gravi peccati di orgoglio e disubbidienza.
-----------------------1000 aC – Davide diventa re
d’Israele --------------------------
L’unità del regno prenderà consistenza sotto Davide, figlio di
Iesse della tribù di Giuda.
Davide conquista la città gebusea di Gerusalemme e la costituisce,
per la sua centralità geografica, capitale
politico-religiosa del regno.
Dio, per mezzo del profeta Natan, annunzia a Davide che il tempio a
Jahvé non sarà costruito da lui. Egli però, gli
offriva un dono più grande: sceglieva la sua
discendenza perché in essa si compissero le promesse
messianiche. Tale promessa segna il punto di partenza
del messianismo regale, cioè dell’aspettativa creatasi
in Israele sulla venuta di un Messia re, discendente
di Davide.
La costruzione del tempio avrà luogo verso il 970 aC. ad opera del
re Salomone.
Dopo la morte di Salomone, l’unità politica si disgrega con lo
scisma politco-religioso di Geroboamo.
Si costituiscono allora due regni: il regno del nord o d’Israele e
il regno del sud o regno di Giuda, che sopravvivrà
fino al 587 aC.; anno della caduta di Gerusalemme
sotto il re babilonese Nabucodonosor [esilio
babilonese dal 587 aC. al 538 che si conclude con
l’editto di Ciro].
Profeti
Nel contesto biblico, il termine “profeta” indica colui che parla
in nome di Jahvé. Il significato di annunziare cose
future è secondario. Perciò Mosè, Giosuè e Samuele
sono considerati profeti.
Elia è considerato dalla tradizione ebraico-cristiana il modello
del profeta e il simbolo del profetismo.
Il periodo aureo del profetismo israelitico, tuttavia, va dai secc.
VIII al V aC, quando appaiono i profeti chiamati
scrittori poiché da loro possediamo le raccolte
profetiche.
Secondo la loro lunghezza si parla di profeti maggiori (Isaia,
Geremia, Ezechiele e Daniele) e di 12 profeti minori.
I profeti agirono come la coscienza religiosa del popolo e araldi
della rivelazione.
Essi ricordavano gli impegni dell’alleanza e annunziavano la
salvezza futura.
Nel regno del Nord, verso la metà del sec. VIII, appaiono le figure
di Amos e Osea, che denunziano le ingiustizie, la
dissolutezza dei costumi e il formalismo nel culto.
Nel regno del Sud, verso la fine del sec. VIII, saranno soprattutto
Isaia e Michea a riprendere i temi profetici
essenziali ed arricchirli con delle promesse
messianiche di speciale intensità, come le celebri
profezie del «libro dell’Emanuele».
Nel sec. VII troviamo tra gli altri il profeta Geremia: predice il
castigo di Gerusalemme e predica una nuova alleanza.
Epoca preesilica<<<--->>>Esilio Babilonese
dal 587 al 538 aC
Esilio e
rinascita d’Israele – Giudaismo – il periodo post
esilico
Dopo la distruzione di Gerusalemme sembrava che fosse finita la
storia del popolo d’Israele.
Gli operatori della rinascita furono tre grandi profeti: Geremia,
prima guida religiosa degli esiliati, benché lui
stesso non sia andato in esilio (inviava lettere da
Gerusalemme agli esuli dopo la deportazione del 598 aC.);
Ezechiele, che fu tra i deportati, riprende i temi della
predicazione di Geremia (speranza in un futuro
ritorno, la nuova alleanza, l’esortazione alla pratica
di una religione interiore); il secondo Isaia,
chiamato così perché all’epoca della deportazione
promulga il messaggio del primo Isaia, annunzia a sua
volta la fine dell’esilio e predice l’instaurazione
universale e definitiva del regno di Jahvé.
Verso il 555 aC., Ciro il Grande diventa re dei Medi e della Persia
e nell’anno 539 entra in Babilonia. Nel 538 promulga
l’editto concedendo al popolo d’Israele la libertà di
tornare a Gerusalemme.
Il popolo che ritorna da Babilonia grazie all’editto di Ciro è il
«resto d’Israele», una comunità portatrice di una fede
più profonda.
Nel secondo rimpatrio spiccano due personaggi: Esdra e Neemia. Essi
saranno promotori di una vigorosa riforma religiosa
che darà origine a ciò che dagli storici verrà
chiamato il «giudaismo», una religione incentrata
attorno al tempio e nello studio della Legge.
Probabilmente in questo periodo ebbe luogo un ampio
lavoro di redazione e raggruppamento dei libri sacri,
costituendosi in gran parte il canone dell’Antico
Testamento.
(Battaglia di Isso) 333 aC inizio epoca ellenistica
L’anno 333 segna il passaggio dal dominio persiano a quello
greco-macedone.
Verso il 250, durante il dominio tolemaico, ebbe inizio la versione
greca detta dei Settanta o Alessandrina.
Con Simeone ha inizio la dinastia asmonea, che conserverà il potere
fino alla conquista della Giudea da parte dei Romani
(64 aC.). Durante il periodo asmoneo emergono diversi
gruppi religiosi, tra cui spiccano: i farisei, i
sadducei e gli esseni.
I
sapienti d’Israele
(la vera
sapienza)
I sapienti d’Israele contribuirono a mantenere il giudaismo fedele
all’alleanza in un’epoca in cui la voce dei profeti
non si sentiva più. Divennero così guide spirituali,
testimoni di Dio e precursori dell’avvento messianico.
I sapienti erano degli educatori nella fede che cercavano
d’istruire e consigliare. Essi intendevano proporre
più che imporre. Il tono dei loro insegnamenti è
perciò calmo, meditativo, proprio di colui che cerca
di far sì che il proprio insegnamento passi al piano
della convinzione personale. Essi si sforzano di
scoprire la sapienza attraverso le manifestazioni
delle opere divine nella creazione e nella storia; il
loro desiderio è di creare nel lettore l’interesse e
la riflessione perché maturi in essi uno stile di vita
sapiente.
CRISTO E LA CHIESA
Il
Cristianesimo
Ciò che distingue il cristianesimo da ogni altra religione è che
nel cristianesimo la salvezza fa riferimento primario
a una persona, il Figlio di Dio incarnato; non quindi
ad un libro, ad un sistema dottrinale o alla saggezza
di un fondatore di religione.
Il cristianesimo non è la religione del libro, come la religione
ebraica o quella musulmana: è la religione della
«Parola di Dio», del Verbo incarnato e vivo.
Cristo costituisce il tema centrale della narrazione biblica e
particolarmente della narrazione evangelica che lo
presentano, da una parte, oltre modo umano e vero
figlio di Dio.
A partire dal momento dell’incarnazione, Dio entra a formare parte
integrante della storia degli uomini come uno di noi:
è l’ingresso di Dio nella storia per darle il suo
significato più reale e profondo. In Gesù Cristo
infatti la storia trova il suo vero senso e il suo
dinamismo, voluti da Dio fin dal momento della
creazione: essa diventa una storia della salvezza.
E’ perciò ragionevole che San Luca stabilisca la genealogia di
Cristo a partire d’Adamo, padre del genere umano.
Cristo,
fine e pienezza dell’economia antica
Nella pienezza del tempo egli s’incarno, per compiere quel progetto
divino a cui tutta la storia precedente, era come una
preparazione e un annunzio.
L’economia dell’Antico Testamento, era ordinata a preparare e ad
annunziare profeticamente l’avvento di Cristo
redentore dell’universo e del regno messianico. (cf
DV15)
Non vi è rottura o strappo nella storia della salvezza.
La lettura cristiana della Scrittura, porta con sé una lettura
dell’Antico Testamento aperta alla luce di Cristo
morto e risorto, secondo il detto di sant’Agostino:
“Il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico e l’Antico
si fa palese nel Nuovo”.
Cristo completò e portò alla sua pienezza la legge antica.
In
Cristo è la salvezza
Cristo si è incarnato per salvare gli uomini. Egli muore sulla
croce compiendo la volontà di Dio Padre, per espiare i
peccati dell’umanità e manifestare la fedeltà di Dio
alle sue promesse di salvezza e il suo amore per tutti
gli uomini.
La
Chiesa: nuovo popolo di Dio
La Chiesa s’inserisce nella continuità del disegno salvifico come
il nuovo popolo di Dio che succede a quello
dell’antica alleanza. San Paolo non esita perciò a
riconoscere in Abramo, padre del popolo eletto, il
padre di tutti i credenti in Cristo, siano o non siano
suoi discendenti secondo la carne: «E se appartenete a
Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi
secondo la promessa», e chiama il popolo della nuova
alleanza «l’Israele di Dio».
Cristo istituì questo nuovo patto, cioè la nuova alleanza nel suo
sangue, chiamando gente dai giudei e dalle nazioni,
perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma
nello spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio.
La Chiesa si costituisce come il popolo della nuova alleanza
prefigurato storicamente dal popolo dell’antica
alleanza. L’indole particolare d’Israele era un segno
del suo carattere provvisorio e preparatorio ad una
realizzazione più universale e perfetta: «Non c’è più
giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non
c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in
Cristo Gesù» (Gal 3,28).
Cristo e
la Chiesa
La Chiesa, nel progetto divino, appare come un prolungamento del
mistero dell’incarnazione; essa rende continuamente
presente Cristo fra gli uomini, trasmette le sue
parole e applica i frutti della sua redenzione
attraverso i sacramenti.
La
Chiesa, fin dagli inizi, è guidata dallo Spirito Santo
Il libro degli Atti mostra quasi ad ogni istante in dinamismo
missionario con cui lo Spirito Santo guidò la Chiesa
fin dagli inizi e la forza con cui la sostenne nelle
persecuzioni.
Grazie allo spirito, la Chiesa è chiamata ancora a compiere la
missione di annunziare «il vangelo ad ogni creatura»;
predicazione che persegue come finalità quella di
rigenerare gli uomini attraverso il battesimo e di
condurli alla santità che è in Dio.
Parusia:
la seconda venuta di Cristo
Il periodo dell’attività missionaria della Chiesa si colloca tra la
prima e la seconda venuta di Gesù: fra la sua
venuta in carne mortale per redimere gli uomini e
quella in corpo glorioso per giudicare con grande
potere e gloria.
Davanti a Pilato, Gesù preciserà che il suo regno non è di questo
mondo. Il suo non era infatti un regno politico,
ordinato ad avere un dominio esterno: si tratta di un
regno interiore; spirituale, che attua nascosto nelle
anime, avendo sì una dimensione visibile, ma ordinato
a una finalità trascendente ed escatologica.
Nell’attesa della parusia, ogni cristiano è chiamato a coltivare la
fede, la speranza e la carità, le virtù che in qualche
modo riassumono e contengono tutte le altre.
Disegno
di salvezza
La storia della salvezza si conclude nella parusia: «Come tutti
muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in
Cristo».
L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni
cosa ha posto sotto i suoi piedi.
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio,
sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni
cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
Così si compirà il disegno della salvezza.
In Cristo saranno infatti riunite tutte le cose, compiendosi il
disegno divino di «ricapitolare in Cristo tutte le
cose, quelle del cielo come quelle della terra».
Conclusione
di Giancarlo
A.
Davanti alla grandezza divina, l’uomo, come ogni altro essere
vivente, sotto certi aspetti potrebbe apparire come
una minuscola e insignificante creatura.
E’ dunque possibile ipotizzare che Dio intervenga personalmente in
ordine alle vicende umane?
La risposta è SI’; Dio si prende cura di tutte le
creature, anche delle più piccole e insignificanti,
poiché la sua grandezza si manifesta universalmente in
tutte le cose, senza nulla trascurare.
Compendio a cura
di Giancarlo A., liberamente tratto da M. Tabet,
Bibbia e Storia della Salvezza, Ed. Università della
Santa Croce, Roma, 2004.
|
VERITA' PRINCIPALI DELLA FEDE
|
I DUE MISTERI
PRINCIPALI DELLA FEDE |
|
1 |
Unità e Trinità di
Dio |
|
2 |
Incarnazione,
Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore
Gesù Cristo |
|
I 7 SACRAMENTI |
|
1 |
Battesimo |
|
2 |
Confermazione o
Cresima |
|
3 |
Eucaristia |
|
4 |
Confessione o
Riconciliazione |
|
5 |
Unzione degli infermi |
|
6 |
Ordine |
|
7 |
Matrimonio |
|
I 7 DONI DELLO
SPIRITO SANTO |
|
1 |
Sapienza |
|
2 |
Intelletto |
|
3 |
Consiglio |
|
4 |
Fortezza |
|
5 |
Scienza |
|
6 |
Pietà |
|
7 |
Timor di Dio |
|
LE 3 VIRTU'
TEOLOGALI |
|
1 |
Fede |
|
2 |
Speranza |
|
3 |
Carità (o Amore) |
|
LE 4 VIRTU'
CARDINALI |
|
1 |
Prudenza |
|
2 |
Giustizia |
|
3 |
Fortezza |
|
4 |
Temperanza |
|
I 4 NOVISSIMI |
|
1 |
Morte |
|
2 |
Giudizio |
|
3 |
Inferno |
|
4 |
Paradiso |
|
I
10 COMANDAMENTI |
|
1 |
Non avrai altro Dio
fuori di me. |
|
2 |
Non nominare il nome
di Dio invano |
|
3 |
Ricordati di
santificare le feste |
|
4 |
Onora tuo padre e tua
madre |
|
5 |
Non uccidere |
|
6 |
Non commettere atti
impuri |
|
7 |
Non rubare |
|
8 |
Non dire falsa
testimonianza |
|
9 |
Non desiderare la
donna d'altri |
|
10 |
Non desiderare alcuna
cosa che appartiene al tuo prossimo |
|
I 2 PRECETTI DELLA
CARITA' |
|
1 |
Amerai il Signore tuo
Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima e
con tutta la tua mente |
|
2 |
Amerai il tuo
prossimo come te stesso |
|
LE 8 BEATITUDINI
EVANGELICHE |
|
1 |
Beati i poveri di
spirito, perché di essi è il Regno dei cieli |
|
2 |
Beati i miti, perché
possederanno la terra |
|
3 |
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati |
|
4 |
Beati coloro che
hanno fame e sete di giustizia, perché saranno
saziati |
|
5 |
Beati i
misericordiosi, perché otterranno misericordia |
|
6 |
Beati i puri di
cuore, perché vedranno Dio |
|
7 |
Beati gli operatori
di pace, perché saranno chiamati figli di Dio |
|
8 |
Beati i perseguitati
a causa della giustizia, perché di essi è il Regno
dei cieli |
|
I 5 PRECETTI
GENERALI DELLA CHIESA |
|
1 |
Partecipare alla
Messa la domenica e le altre feste comandate |
|
2 |
Rispettare i tempi e
i giorni di penitenza |
|
3 |
Confessarsi almeno
una volta all'anno e comunicarsi almeno a Pasqua |
|
4 |
Sovvenire alle
necessità materiali della Chiesa, ciascuno in base
alle proprie possibilità |
|
5 |
Non celebrare
solennemente le nozze nei tempi proibiti |
|
LE 7 OPERE DI
MISERICORDIA CORPORALE |
|
1 |
Dar da mangiare agli
affamati |
|
2 |
Dar da bere agli
assetati |
|
3 |
Vestire gli ignudi |
|
4 |
Alloggiare i
pellegrini |
|
5 |
Visitare gli infermi |
|
6 |
Visitare i carcerati |
|
7 |
Seppellire i morti |
|
LE 7 OPERE DI
MISERICORDIA SPIRITUALE |
|
1 |
Consigliare i
dubbiosi |
|
2 |
Insegnare a chi non
sa |
|
3 |
Ammonire i peccatori |
|
4 |
Consolare gli
afflitti |
|
5 |
Perdonare le offese |
|
6 |
Sopportare
pazientemente le persone moleste |
|
7 |
Pregare Dio per i
vivi e per i morti |
|
I 7 VIZI CAPITALI |
|
1 |
Superbia |
|
2 |
Avarizia |
|
3 |
Lussuria |
|
4 |
Ira |
|
5 |
Golosità |
|
6 |
Invidia |
|
7 |
Pigrizia o Accidia |
|
I 6 PECCATI CONTRO
LO SPIRITO SANTO |
|
1 |
Disperazione della
salvezza |
|
2 |
Presunzione di
salvarsi senza merito |
|
3 |
Impugnare la verità
conosciuta |
|
4 |
Invidia della grazia
altrui |
|
5 |
Ostinazione nei
peccati |
|
6 |
Impenitenza finale |
|
I 4 PECCATI CHE
GRIDANO VERSO IL CIELO |
|
1 |
Omicidio volontario |
|
2 |
Peccato impuro contro
natura |
|
3 |
Oppressione dei
poveri |
|
4 |
Frode nella mercede
agli operai |
|
DIO |
 |
Dio è l'essere
perfettissimo, Creatore e Signore del cielo
e della terra |
 |
Perfettissimo
significa che in Dio è ogni perfezione, senza
difetto e senza limiti, ossia che Egli è potenza,
sapienza e bontà infinita |
 |
Creatore significa
che Dio ha fatto dal nulla tutte le cose |
 |
Dio non ha corpo come
noi, ma è purissimo spirito |
 |
Dio è in cielo, in
terra e in ogni luogo: Egli è l'Immenso |
 |
Dio è sempre stato e
sempre sarà: Egli è l'Eterno |
 |
Dio sa tutto, anche i
nostri pensieri: Egli è l'Onnisciente |
 |
Dio può far tutto ciò
che vuole: Egli è l'Onnipotente |
 |
Dio non può fare il
male perché non può volerlo, essendo bontà
infinita |
 |
Dio ha cura e
provvidenza delle cose create, e le conserva e
dirige tutte al proprio fine con sapienza, bontà e
giustizia infinite |
|
NOI |
 |
Dio ci ha creati per
conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e per
goderlo poi nell'altra in Paradiso |
 |
Per vivere secondo
Dio dobbiamo:
1. Credere le verità
rivelate da Lui
2. Osservare i suoi
comandamenti, con l'aiuto della sua Grazia, che si
ottiene mediante i Sacramenti e la Preghiera |
|
PARADISO - INFERNO
- PURGATORIO |
 |
Il Paradiso è il
godimento eterno di Dio, nostra felicità, e, in
Lui, di ogni altro bene senza alcun male |
 |
Merita il Paradiso
chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio,
e muore nella sua grazia |
 |
Coloro che non
servono Dio e muoiono in peccato mortale meritano
l'inferno |
 |
L'inferno è il
patimento eterno della privazione di Dio, nostra
felicità, e del fuoco, con ogni altro male, senza
alcun bene |
 |
Il Purgatorio è il
patimento temporaneo della privazione di Dio, e di
altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di
peccato |
 |
Dio premia i buoni e
castiga i cattivi perché è la giustizia infinita |
|
LA TRINITA' |
 |
Dio è uno solo, ma in
tre persone uguali e distinte che sono la
Santissima Trinità |
 |
Le tre persone della
Santissima Trinità si chiamano Padre, Figlio e
Spirito Santo |
 |
La prima persona
della Santissima Trinità è il Padre |
 |
La seconda persona
della Santissima Trinità è il Figlio |
 |
La terza persona
della Santissima trinità è lo Spirito santo |
 |
Ogni persona della
Santissima Trinità è Dio |
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GESU' CRISTO |
 |
Delle tre persona
della Santissima Trinità si è incarnata e fatta
uomo la seconda, cioè il Figlio |
 |
Il Figlio di Dio
fatto uomo si chiama Gesù Cristo |
 |
Gesù Cristo è vero
Dio e vero uomo |
 |
Il Figlio di Dio si
fece uomo per salvarci, cioè per redimerci dal
peccato e riacquistarci il Paradiso |
 |
Gesù Cristo per
salvarci soddisfece per i nostri peccati patendo e
sacrificando se stesso sulla Croce, e ci insegnò a
vivere secondo Dio |
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IL CREDO |
 |
Le verità rivelate da
Dio sono principalmente quelle compendiate nel
Credo o Simbolo Apostolico e si chiamano verità di
fede, perché dobbiamo crederle, con piena fede
come insegnato da Dio, il quale né s'inganna né
può ingannare |
 |
Il Credo o Simbolo
Apostolico è una professione dei misteri
principali della fede e delle altre verità
rivelate da Dio e insegnate dalla Chiesa |
 |
La Chiesa è la
comunità dei veri cristiani, cioè dei battezzati
che professano la fede e la dottrina di Gesù
Cristo, partecipano ai suoi Sacramenti, e
obbediscono ai pastori stabiliti da Lui |
 |
La Chiesa fu fondata
da Gesù Cristo |
 |
La Chiesa di Gesù
Cristo è la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana,
perché essa è Una, Santa, Cattolica e Apostolica,
quale Egli la volle |
 |
I legittimi pastori
della Chiesa sono il Papa o Sommo Pontefice e i
Vescovi uniti con Lui |
 |
Il Papa è il
successore di San Pietro; quindi il Capo visibile
di tutta la Chiesa, Vicario di Gesù Cristo, capo
invisibile |
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Il Papa e i Vescovi
uniti con Lui costituiscono la Chiesa Docente,
chiamata così perché ha la missione d'insegnare le
verità e le leggi divine |
 |
La Chiesa Docente non
può errare nell'insegnarci le verità rivelate da
Dio; essa è infallibile, perché lo Spirito Santo
l'assiste continuamente |
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Il Papa sa solo non
può errare nell'insegnarci le verità rivelate da
Dio, ossia è infallibile come la Chiesa |
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Aspetti
introduttivi sulle verità dogmatiche |
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1° - il canone dei libri sacri – il testo biblico e la
sua trasmissione
Quale potrebbe essere
la definizione di dogma?
Il dogma, nel senso più ristretto, è una verità rivelata da Dio e
definita come tale dalla Chiesa.
Dal contenuto di verità dei dogmi e dal carattere definitivo e
perciò infallibile di essi, ne segue logicamente
l’immutabilità dei dogmi.
Quando è
stata proclamata la definizione dogmatica del canone
della Scrittura? Quali motivi portarono a quella
definizione?
Il canone completo dei libri sacri è stato dato nel 393 dC dal
Concilio di Ippona. Per quanto riguarda invece la
definizione dogmatica sul canone biblico, vetero e
neotestamentario, questa fu proclamata dal Concilio di
Trento (la mattina dell'8 aprile del 1546). In essa
furono segnalati e descritti i libri della Chiesa
Cattolica che accolgono il canone lungo dell’Antico e
del Nuovo Testamento (il canone breve si riferisce a
quello della Bibbia Ebraica). Ciò si rese “necessario
ed urgente” al dilagare della riforma protestante, con
il rifiuto della Tradizione e del Magistero della
Chiesa Cattolica.
Quando è stata
proclamata la definizione dogmatica dell’ispirazione?
Nel 1870, il Concilio Vaticano I, all’interno della
Costituzione dogmatica Dei Filius, “stabilisce
gli elementi fondanti del vero concetto di
ispirazione”. In essa si afferma che tutti i libri,
così come sono elencati nella Volgata, devono essere
accettati come sacri e canonici.
Qual è
il criterio di canonicità per la Chiesa Cattolica?
Il termine
canonico deriva dal greco canon, il cui
significato designa ed indica la “misura” o la “norma”
di qualcosa. Nell’applicazione ai testi biblici, il
termine canonico significa “norma di fede”; ovvero
l’insieme delle
prescrizioni dettate da Dio agli uomini mediante le
Sue opere e la Sua Parola. Il criterio di canonicità
per la Chiesa Cattolica riguarda la Tradizione
apostolica. La canonicità, dunque, è il
riconoscimento da parte della Chiesa dei testi sacri,
la quale canonicità non può essere disgiunta dal
concetto di “ispirazione”; ovvero all’origine divina
dei Libri Sacri.
Canone =
Tradizione apostolica = Riconoscimento da parte della
Chiesa dei testi sacri = Ispirazione = Ovvero origine
divina dei testi sacri
La Chiesa ha ricevuto il canone dell’Antico e del
Nuovo Testamento attraverso la tradizione apostolica.
Qual’è
la distinzione esistente tra i libri protocanonici e i
deuterocanonici?
Questa
terminologia, introdotta da Sisto Senese (†
1569), ha soprattutto un interesse storico ed
ecumenico. I libri protocanonici vengono chiamati così
perché, nell’antichità cristiana, furono ritenuti
sempre e presso ogni comunità come ispirati. I
deuterocanonici, invece, sono quegli scritti biblici
sulla cui ispirazione sorsero dubbi in alcuni periodi
o presso alcune comunità cristiane.
I
deuterocanonici sono sette nell’AT e altrettanti nel
NT.
Per l’AT:
Tobia, Giuditta, 1-2 Maccabei, Baruc con l’epistola di
Geremia, Siracide e Sapienza.
Per il NT:
lettera agli Ebrei, lettere di Giacomo, 2 Pietro, 2-3
Giovanni, Giuda, Apocalisse.
Quali
sono gli eventi più significativi per la nostra
conoscenza della formazione del canone dell’Antico
Testamento? E per il Nuovo Testamento?
La raccolta
ebraica dei libri sacri dell’AT fu sostanzialmente
stabilita agli inizi dell’era cristiana, intorno al 70
dC, come pure la sua divisione in tre parti: la Toràh
(di cui i 10 Comandamenti ne sono il nucleo centrale),
i Profeti e gli Scritti. La Chiesa ha ricevuto il
canone dell’A.T. attraverso la tradizione apostolica.
Nel 393 il Concilio d’Ippona dà il canone completo dei
libri sacri. Riguardo la storia del canone del Nuovo
Testamento, possiamo distinguere due periodi
fondamentali: gli inizi della formazione del canone
(sec. I-II) e la costituzione del canone definitivo
fra il III e V secolo. Tutti i libri del N.T. furono
scritti nella seconda metà del primo secolo; durante
un periodo di circa 50 anni.
Quali
sono le differenze principali riguardo al canone fra
la Bibbia Ebraica e l’Antico Testamento cristiano? E
fra il canone dei cattolici e quello delle altre
confessioni cristiane?
La Bibbia
ebraica non riconosce il canone lungo bensì il canone
breve, il quale è costituito dai soli libri
protocanonici, suddivisi in: Torah (Legge) – Profeti –
Scritti, che corrispondono complessivamente a 39
libri. L’ebraismo è la religione del “Libro” mentre il
cristianesimo è la religione della “Parola di Dio”,
del Verbo incarnato e vivo.
I tre
criteri fondamentali verso i quali i farisei sembrano
attenersi per delimitare l’estensione del canone sono:
l’antichità
del libro, per cui dovevano considerarsi ispirati
soltanto i libri scritti prima che la catena dei
profeti si chiudesse con l’ultimo di loro (Malachia
sec. V aC);
che fossero
scritti nella lingua sacra (ebraico o aramaico);
la
conformità con i principi del fariseismo.
Nella
teologia protestante, invece, è sempre stato presente
un principio di discriminazione nel canone biblico,
sin da quando i riformatori suscitarono il problema
del criterio di canonicità, distinguendo dentro il
canone fra libri più o meno ispirati, o persino non
ispirati.
Qual è
il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento?
La Sacra Scrittura può essere descritta come un
insieme di libri che, «scritti sotto l’ispirazione
dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali
sono stati trasmessi alla Chiesa».
Il rapporto
tra Antico e Nuovo Testamento
è di unione nel
concetto di ispirazione ed uguale canonicità,
poiché per entrambi, Dio ne è l’Autore e lo Spirito
Santo ne è la fonte ispirante, attraverso uomini che
sono “strumenti” della volontà Divina. Pertanto «tutta
la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare,
convincere, correggere e formare alla giustizia» (DV
8).
Tuttavia l'economia dell'AT, è soprattutto ordinata a
preparare, ad annunziare profeticamente e a indicare
attraverso varie figure la venuta di Cristo redentore
dell'universo e del regno messianico.
La
Rivelazione di Dio nell'AT dirige e ispira una storia
che inizia con la parola di Dio nella creazione e si
conclude con la parola fatta carne.
In
Cristo vediamo realizzata un'Alleanza definitiva e
perfetta. L'Alleanza ebbe, come elementi essenziali,
la Promessa e la Legge. Nel Cristo è pienamente
compiuta la Promessa, perché annunciando la salvezza
annuncia implicitamente Cristo, e in Lui la Legge
raggiunge la sua perfezione, diventando una legge
perfetta di libertà, Egli che libera l'uomo dalla
schiavitù del peccato. La nuova legge non è soltanto
insegnamento di quello che è giusto e di quello che è
ingiusto, ma è anche grazia interiore che dona la
forza di operare la giustizia.
L'intera
manifestazione di Dio nella storia, per mezzo di
parole e di opere, poggia e, in definitiva, dipende da
Cristo "il quale è insieme il mediatore e la pienezza
di tutta la Rivelazione".
Cristo è
dunque la pienezza della Rivelazione, “perché dopo di
Lui e al di sopra di lui non vi è più nulla da dire,
in quanto in Lui Dio ha detto Se stesso”. “Cristo,
vedendo il quale si vede anche il Padre, con tutta la
sua presenza e con la manifestazione di sé, con le
parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e
specialmente con la sua morte e la gloriosa
risurrezione, e infine con l’invio dello Spirito di
verità, compie e completa la rivelazione e la
corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è
con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e
della morte e risuscitarci per la vita eterna”. (DV 4)
Che cosa
è il Testo Masoretico? Che rapporto c’è fra il Testo
Masoretico e l’Antico Testamento?
La
composizione del Testo Masoretico si colloca tra il
VI-X secc. dC. ad opera di dotti rabbini (masoreti: et.
quelli che costruiscono un recinto), che si dedicarono
a raccogliere e mettere per iscritto la «masora» (et.
tradizione), ossia l’insieme di osservazioni critiche
sul testo sacro, molte di esse trasmesse oralmente,
durante i secoli. Il rapporto fra il TM e l’AT è molto
stretto; poiché il Testo ebraico oggi esistente è
quasi esclusivamente rappresentato dal Testo
Masoretico, dovendosi considerare fonte genuina di
rivelazione.
Quando
sorse la versione greca dei LXX (settanta)? Quali sono
le sue caratteristiche? Perché è importante?
La versione
greca dei VXX è stato il primo tentativo di traduzione
della Bibbia in un’altra lingua. In essa sono inclusi
anche i libri deuterocanonici; accolti dai cattolici
ma rifiutati dagli ebrei. Il nome di settanta (VXX)
proviene dal numero dei traduttori che, secondo il
leggendario racconto della Lettera dello
Pseudo-Aristea, parteciparono nella sua elaborazione.
E’ chiamata anche Alessandrina, per essere
stata composta ad Alessandria di Egitto; e Greca,
perché è la principale versione tradotta in greco e
venne utilizzata dagli ebrei della diaspora che
parlavano appunto il greco e non più l’ebraico. Dalla
Lettera dello Pseudo-Aristea e dal Prologo del
Siracide si può ricavare che la traduzione fu eseguita
fra il sec. III e il sec. I aC. Dal sec. II aC in poi,
si diffuse tra i giudei del mondo greco-romano e a
partire dal secolo I dC fu utilizzata dalla primitiva
Chiesa. La comprensione del testo biblico che questa
traduzione suppone fece sì che si convertisse in un
valido strumento per la predicazione fra i giudei, per
dimostrare loro la messianità di Gesù ed il compimento
in Lui delle antiche profezie. Verso i secc. I/II dC
crebbe a poco a poco fra i giudei un’ostilità contro
la versione greca dei VXX, sia per le sue divergenze
dal testo ebraico nella forma allora in uso, sia
perché se ne appropriavano i cristiani i quali la
leggevano in chiave cristologica e messianica. La
versione dei Settanta finì perciò per essere ripudiata
e sostituita con altre versioni greche: alcune
complete; altre parziali.
Quando
sorse l’edizione latina detta Vulgata? Quali sono le
sue caratteristiche? Perché è importante?
Per Vulgata
si intende la traduzione latina della Bibbia, in uso
nella Chiesa come testo ufficiale fino ad epoca
recente. Il lavoro di composizione della Vulgata
(comune, divulgata, accessibile a tutti), fu in gran
parte ad opera di san Girolamo, iniziato a Roma nel
383 e conclusosi a Betlemme nel 405-406. Il contributo
di san Girolamo fu duplice: di traduzione e di
revisione. Per il NT, Girolamo si limitò a rivedere
l’antica versione latina a Roma nel 383. Per l’AT,
realizzò diversi lavori di revisione e di traduzione.
Le caratteristiche della Volgata possono
ridursi fondamentalmente a due: fedeltà nel rendere il
senso e una certa eleganza nella forma. Il
moltiplicarsi delle versioni dai testi originali
durante il periodo del Rinascimento, ed il sorgere
dell’eresia protestante che si serviva di nuove
traduzioni per diffondere le proprie dottrine, rese
necessaria la determinazione di un testo genuino della
Rivelazione. Questo fu uno dei compiti che assunse il
Concilio Tridentino. Nella sessione IV dell’8 aprile
1546, dopo aver definita al mattino la canonicità dei
libri sacri «come si trovano nell’antica edizione
della Volgata latina», nel pomeriggio, con il decreto
Insuper, il Concilio «stabilisce e dichiara che
l’antica edizione della Volgata, approvata dalla
stessa Chiesa da un uso secolare, deve essere ritenuta
come autentica nelle lezioni pubbliche, nelle dispute,
nella predicazione e spiegazione e che nessuno, per
nessuna ragione, può avere l’audacia o la presunzione
di respingerla».
Come è
stato trasmesso il testo del Nuovo Testamento?
Il testo del Nuovo Testamento è stato trasmesso
attraverso la tradizione apostolica.
2° - Dio, autore principale della Scrittura – La
relazione tra l’agire di Dio-autore e quello degli
agiografi
I libri della Sacra
Scrittura sono “sacri e canonici” (DV 11), ma come si
deve capire concretamente il rapporto di Dio con
questi scritti?
La nozione di base che caratterizza la relazione di Dio con i Testi
Sacri, come afferma il Concilio Vaticano II, si
riferisce alla Sacra Scrittura come
Rivelazione di Dio
«in vista della nostra salvezza» (DV 11).
Dato che i libri della
Bibbia sono ricevuti come opere di un autore umano,
come si deve capire la relazione tra l’agire di
Dio-autore e quello degli agiografi?
La
relazione tra l’agire di Dio-autore e gli agiografi è
descritta dalla DV 11 con le seguenti parole: “Per la
composizione dei libri sacri, Dio scelse e impiegò
uomini in possesso delle loro facoltà e capacità, e
agì in essi e per mezzo di essi, affinché scrivessero
come veri autori tutte le cose e soltanto quelle che
egli voleva”.
Che cosa dicono i testi
biblici sull’ispirazione della Scrittura?
Nei testi biblici, in particolare nel NT, traspare la concezione
sull’origine divina dei testi sacri. Nostro Signore e
gli apostoli attribuirono alla Scrittura un’autorità
assoluta, infallibile, come rispecchia la frase di Mt
5,18: «In verità vi dico: finché non siano passati il
cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un
iota o un segno, senza che tutto sia compiuto». In 2Tm
3,16, il testo afferma: «Tutta la Scrittura è ispirata
da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e
formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia
completo e ben preparato per ogni opera buona». Per
quanto riguarda invece la testimonianza
veterotestamentaria sull’ispirazione della Scrittura,
non esiste nessuna particolare dottrina, ma i libri
sacri appaiono così vitalmente inseriti nel processo
della manifestazione divina del popolo di Dio da
essere dotati di altissime prerogative.
Quali sono i concetti
fondamentali elaborati dai Padri per indicare la
realtà dell’ispirazione? Sai spiegarli brevemente?
Il concetto che fu sviluppato nell’epoca patristica riguarda l’uomo
come «strumento» nelle mani di Dio; Dio autore dei
libri sacri e la Scrittura come manifestazione della
condiscendenza divina.
Il nome di Padri è di
origine orientale. Gli antichi popoli d'Oriente,
infatti, onoravano con questo appellativo i maestri,
considerati come autori della vita intellettuale,
originata dal loro insegnamento. L’epoca dei Padri
risale ai confini dell’antichità cristiana.
Quali sono i principali
testi del Magistero che parlano dell’ispirazione prima
della Dei Verbum? Quali aspetti mettono in
rilievo?
Nella storia dello sviluppo sul dogma dell’origine divina della
Bibbia e sull’ispirazione degli agiografi, è possibile
distinguere quattro periodi successivi:
-
Affermazioni sull’origine divina dei due
Testamenti; proclamate per contrastare le eresie
dualistiche dal Concilio Fiorentino nel 1442, in
cui si afferma che la Chiesa confessa un solo,
identico Dio come Autore dell’Antico e del Nuovo
Testamento, perché i santi dell’uno e dell’altro
Testamento hanno parlato sotto l’ispirazione del
medesimo Spirito Santo.
-
Affermazioni sull’identica origine divina di tutti
i libri della Bibbia e anche delle loro parti,
proposte dal Concilio di Trento nel 1546,
dichiarando che ambedue i Testamenti si devono
ricevere con uguale sentimento di «pietà e di
venerazione»... essendo Dio autore di entrambi.
-
Definizione dogmatica dell’ispirazione proclamata
dal Concilio Vaticano I nel 1870, inserita nella
Costituzione dogmatica sulla fede cattolica Dei
Filius, nel Capitolo 2 intitolato «De
Revelatione», canone 4; stabilisce gli elementi
fondanti del vero concetto di ispirazione. Si
afferma che i libri dell’Antico e del Nuovo
Testamento, nella loro interezza, con tutte le
loro parti, così come sono elencati nella edizione
latina della Volgata, devono essere accettati come
sacri e canonici, perché composti sotto
l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per
autore e come tali sono stati trasmessi alla
Chiesa.
-
Il progressivo approfondimento della dottrina
sull’ispirazione biblica fino alla sintesi del
Concilio Vaticano II con la Costituzione Dogmatica
della Dei Verbum. Tra i documenti principali di
questo periodo spiccano le tre grandi encicliche
bibliche: Provviddentissimus Deus, in cui
si propose una definizione sull’ispirazione che
oggi continua ad essere importante per il modo in
cui descrive l’azione divina sulle facoltà
dell’agiografo; Spiritus Paraclitus e
Divino afflante Spiritu, in cui si segnala un
orientamento valido riguardo alo studio della
collaborazione dell’agiografo con Dio, che è
quello di partire “dal principio che l’agiografo
nello scrivere il libro sacro è l’organon
(strumento) dello Spirito Santo, ma strumento vivo
e dotato di ragione.
Quali sono le teorie
sull’ispirazione respinte dal Concilio Vaticano I (Dei
Filius)?
Le teorie sull’ispirazione respinte dal Concilio Vaticano I (Dei
Filius) del 24 aprile 1870, riguardano la “teoria
dell’approvazione susseguente” e la teoria
“dell’assistenza negativa”. Nella prima, sostenuta
soprattutto dal benedettino Daniele von Haneberg,
vescovo di Spira (1876), si affermava l’ipotesi che un
libro composto con le sole capacità umane poteva
divenire ispirato qualora venisse riconosciuto e
approvato tale dalla Chiesa. nella seconda teoria,
invece, l’assistenza divina sarebbe limitata a
preservare l’agiografo dall’errore.
Qual è la formula usata
dalla DV per definire il rapporto tra Dio e
l’agiografo? Quale il suo rapporto con il concetto di
“strumentalità”? Quali ne sono le implicazioni?
“Per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e impiegò uomini
in possesso delle loro facoltà e capacità, e agì in
essi e per mezzo di essi, affinché scrivessero come
veri autori tutte le cose e soltanto quelle che egli
voleva”. Il concetto di “strumentalità” dell’agiografo
in relazione con Dio, non deve essere inteso in un
atteggiamento di incapacità di intendere e di volere,
ma con spirito di
perfetta unità, collaborazione e piena
consapevolezza da parte dell’agiografo.
Che rapporto c’è fra
l’ispirazione biblica e la teologia dell’Incarnazione?
Nella teologia dell’ispirazione, l’analogia con l’incarnazione
implica, in primo luogo, che
la parola di Dio si è
veramente incarnata nella parola umana;
assumendo, nella sua condiscendenza le multiformi
peculiarità contenutistiche e lessicali del linguaggio
umano.
Dio, oltre ad essersi incarnato del seno della Vergine Maria, si è
incarnato e manifestato nella parole scritte dagli
agiografi.
L’incarnazione suppone la Persona del Verbo. E così come la natura
divina e la natura umana compaiono armonicamente unite
nella Persona del Verbo, il contenuto intenzionale
dell’agiografo e quello di Dio
si compenetrano
perfettamente nell’unico testo ispirato
che con diritto
possiamo chiamare Parola di Dio manifestata per
iscritto.
L’ispirazione si
estende a tutto il testo biblico? Ci sono parti più
“ispirate” di altre?
Nella teologia
cattolica esistono due principi inderogabili. Il primo
afferma che tutti i libri della Sacra Scrittura sono
ugualmente canonici e ispirati, cioè hanno lo stesso
Dio come autore principale e sono stati riconosciuti
dalla Chiesa nel loro valore normativo; benché, in
base al loro contenuto, si possa fare una distinzione,
per cui alcuni di essi costituiscono una testimonianza
più centrale del mistero di Cristo (cf DV 18). Il
secondo principio sostiene che la Sacra Scrittura
possiede come proprietà intrinseca l’unità di tutto il
suo contenuto, in modo tale che le diverse tradizioni
apostoliche racchiuse nei libri neotestamentari sono
realmente una sola, la «doctrina apostolorum»,
anche se ognuna la trasmette, con le proprie
peculiarità ma con fedeltà.
3° - L’interpretazione della Sacra Scrittura
Che cosa significa la
formula “verità in vista della nostra salvezza” usata
dalla DV?
La formula verità in vista della nostra salvezza, si riferisce alla
piena veracità, e pertanto all’assoluta carenza di
errore o inerranza biblica dei testi sacri (inerranza
= assenza di errore).
«Tutti i libri e nella loro integrità, che la Chiesa riceve come
sacri e canonici, con tutte le loro parti, furono
scritti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, ed è
perciò tanto impossibile che la divina ispirazione
possa contenere alcun errore, che essa per sua natura,
non solo esclude il minimo errore, ma lo esclude e
rigetta così necessariamente, come necessariamente
Dio, somma verità, non può essere nel modo più
assoluto autore di alcun errore». (Provvidentissimus
Deus)
Per errore non si intende lo sbaglio materiale dovuto all’imperizia
dell’agiografo (ci possono essere errori di sintassi,
per es.), ma quello che viene chiamato
l’«errore logico»,
cioè la non
conformità del giudizio con la realtà oggettiva.
Inerranza = Verità della Bibbia
Quali sono le relazioni
fra la verità della Bibbia e i risultati delle scienze
naturali e storiche?
Le relazioni fra la verità della Bibbia e i risultati delle scienze
naturali e storiche riguardano nel caso delle scienze
storiche il fatto che
la Scrittura racconta eventi che corrispondono alla
realtà avvenuta; laddove
la finalità della
Scrittura è di guidare gli uomini alla salvezza eterna:
mentre il mondo dei fenomeni naturali non ha un
rapporto necessario con la salvezza, l’ha invece la
storia. Per la nostra salvezza, ad esempio, non ha
importanza che la terra giri intorno al sole o
viceversa. Non è invece indifferente che il racconto
del peccato del primo uomo o quello dell’incarnazione
del Verbo siano veri o falsi o soltanto parzialmente
veri, poiché lo Spirito di Dio che ha parlato per
mezzo degli agiografi, non ha inteso ammaestrare gli
uomini sull’intima costituzione degli oggetti
visibili, che non hanno alcuna importanza per la
salvezza eterna. Quindi fra le verità di fede e gli
avvenimenti storici corrispondenti c’è una stretta
connessione.
Che cosa sono i generi
letterari e perché sono importanti
nell’interpretazione della Bibbia?
Per generi letterari si intendono le forme o modi abituali e
originari d’intendere, di esprimersi e di raccontare
in uso in una determinata epoca o regione, regolate da
particolari norme, e che vengono adoperati dallo
scrittore per una determinata finalità. E’ un fenomeno
proprio di tutte le letterature, antiche e moderne,
progredite o primitive. I generi letterari sono
importanti nell’interpretazione della Bibbia, poiché è
necessario che l’interprete ricerchi il senso che
l’agiografo intese esprimere ed espresse in
determinate circostanze, secondo la condizione del suo
tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi
letterari allora in uso: analisi dei testi nel loro
contesto letterario e storico.
Quali principi devono
guidare un’esegesi teologica?
I principi che devono guidare l’esegesi teologica sono:
-
L’unità
della Sacra Scrittura.
L’esegesi, è chiamata a realizzare il suo compito
prendendo come contesto naturale l’insieme della
Bibbia, che costituisce lo sfondo imprescindibile
dell’interpretazione.
-
Il
principio scritturistico della Tradizione.
L’analisi esegetica, per svolgere una piena lettura
dei testi sacri in sinu Ecclesiae, richiede una
conoscenza dei soggetti trasmissori della Tradizione.
La Tradizione ha una funzione ermeneutica di guida e
di norma, perché ci fornisce un «orizzonte di
comprensione»: è come l’alveo in cui scorre il fiume
della Parola di Dio e della sua ininterrotta
comprensione.
-
L’analogia
della fede
(coesione delle verità della fede tra loro e nella
totalità del progetto della Rivelazione).
Inoltre, per essere idonei nella scienza della Sacra Scrittura, il
Magistero segnala specialmente la virtù dell’umiltà,
in quanto «l’umiltà e la sapienza si danno in una
stessa persona poiché la prima dispone alla seconda».
Eloquente è la testimonianza di Sant’Agostino: “Io che
vi parlo fui ingannato un tempo, quando da giovane mi
avvicinai per la prima volta alle Sacre Scritture. Mi
avvicinai non con la pietà di chi cerca umilmente, ma
con la presunzione di chi vuol discutere [...] Misero
me, che mi credevo idoneo al volo, abbandonai il nido
e caddi prima di poter volare”. (Serm. 51,5,6)
Esegesi:
attività rivolta alla comprensione ed interpretazione
di un testo
Ermeneutica:
scienza riguardante il processo interpretativo nel
senso più vasto, con lo studio delle radici, delle
condizioni e dei momenti dell’interpretare.
L’ermeneutica studia 3 aspetti:
Noematica:
studio dei
sensi biblici
Euristica:
metodo
dell’interpretazione
Proforistica:
indica il metodo di esporre |
|
SEGNO DELLA CROCE |
 |
Professiamo ed
esprimiamo i due misteri principali della fede col
segno della Croce |
 |
Il segno della Croce
si fa portando la mano destra alla fronte, e
dicendo: Nel nome del Padre; poi al petto,
dicendo: e del Figlio; quindi alla spalla
sinistra e alla destra, dicendo: e dello
Spirito Santo,e si termina con la parola:
Amen |
 |
Nel segno della
Croce, con le parole esprimiamo l'Unità e Trinità
di Dio, e con la figura della Croce, la Passione e
la Morte del nostro Signor Gesù Cristo |
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ANGELI E DEMONI |
 |
Dio non creò soltanto
ciò che è materiale nel mondo, ma anche i puri
spiriti, e crea l'anima di ogni uomo |
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I puri spiriti sono
esseri intelligenti senza corpo |
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Gli angeli sono i
ministri invisibili di Dio ed anche i nostri
custodi, avendo Dio affidato ciascun uomo ad uno
di essi |
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I demoni sono angeli
ribellatisi a Dio per superbia e precipitati
nell'inferno, i quali, tentano l'uomo al male |
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L'UOMO E L'ANIMA |
 |
L'uomo è un essere
ragionevole, composto di anima e di corpo |
 |
L'anima è la parte
spirituale dell'uomo per cui egli vive, intende ed
è libero |
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L'anima dell'uomo non
muore col corpo ma vive in eterno, essendo
spirituale |
 |
Dell'anima dobbiamo
avere la massima cura: perché solo salvando
l'anima saremo eternamente felici |
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INCARNAZIONE DI
GESU' |
 |
Il figlio di Dio si è
fatto uomo, prendendo un corpo e un'anima come
abbiamo noi, nel seno purissimo di Maria Vergine
per opera dello Spirito Santo |
 |
Il Figlio di Dio
facendosi uomo, non cessò di essere Dio, ma,
restando vero Dio, cominciò ad essere anche vero
uomo |
 |
Gesù Cristo nacque da
Maria sempre Vergine, la quale perciò si chiama ed
è la vera Madre di Dio |
 |
San Giuseppe non fu
padre vero di Gesù Cristo ma padre putativo; cioè,
come sposo di Maria e custode di Lui, fu creduto
suo padre senza esserlo |
 |
Gesù Cristo nacque a
Betlemme in una stalla, e fu posto in una
mangiatoia |
 |
Gesù Cristo volle
esser povero per insegnarci ad essere umili e a
non riporre la felicità nelle ricchezze, negli
onori e nei piaceri del mondo |
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MORTE,
RISURREZIONE, ASCENSIONE DI GESU' |
 |
Gesù Cristo morì come
uomo, perché come Dio non poteva né patire né
morire |
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Dopo la morte, Gesù
Cristo discese con l'anima agli inferi; poi
risuscitò, riprendendo il suo corpo che era stato
sepolto |
 |
Gesù Cristo dopo la
sua risurrezione salì al cielo, dove siede alla
destra di Dio Padre Onnipotente |
 |
Ora Gesù Cristo non è
solamente in Cielo, ma, come Dio, è in ogni luogo,
e come Dio-uomo è in cielo e nel santissimo
Sacramento dell'altare |
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RITORNO DI GESU' |
 |
Gesù Cristo tornerà
visibilmente su questa terra alla fine del mondo
per giudicare i vivi e i morti, ossia tutti gli
uomini, buoni e cattivi |
 |
Gesù Cristo per
giudicarci non aspetterà fino alla fine del mondo,
ma giudicherà ciascuno subito dopo la morte |
 |
Gesù Cristo ci
giudicherà del bene e del male operati in vita,
anche dei pensieri e delle omissioni |
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I NOVISSIMI |
 |
Alla fine di questa
vita ci attende la morte e il giudizio particolare |
 |
Alla fine del mondo
ci attende la risurrezione dei corpi e il giudizio
universale |
 |
Allora il nostro
corpo, per virtù di Dio, si ricomporrà e si
riunirà all'anima per partecipare, nella vita
eterna, al premio o al castigo |
 |
Vita eterna significa
che il premio, come la pena, durerà in eterno, e
che la vista di Dio sarà la vera vita e la
felicità dell'anima |
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COMANDAMENTI DI
DIO |
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I Comandamenti di Dio
o Decalogo sono le leggi morali che Dio, diede a
Mosè sul Monte Sinai, e che Gesù Cristo,
perfezionò |
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PECCATO |
 |
Il peccato è
un'offesa fatta a Dio disobbedendo alla sua legge |
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Il peccato è di due
specie: originale e attuale |
 |
Il peccato originale
è il peccato che l'umanità commise in Adamo suo
capo, e che da Adamo ogni uomo contrae per
naturale discendenza |
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Tra i figli di Adamo
fu preservata dal peccato originale solo Maria
Santissima |
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Il peccato originale
si cancella solo col sacramento del santo
Battesimo |
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Il peccato attuale è
quello che si commette volontariamente da chi ha
l'uso di ragione |
 |
Il peccato attuale si
commette in 4 modi, cioè, in pensieri, in parole,
in opere ed in omissioni |
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Il peccato attuale è
di 2 specie: mortale e veniale |
 |
Il peccato mortale è
una disobbedienza alla legge di Dio in cosa grave,
fatta con piena avvertenza e deliberato consenso. |
 |
Il peccato veniale è
una disobbedienza alla legge di Dio in cosa
leggera, o in cosa grave, ma senza l'avvertenza e
il consenso |
|
LE VIRTU' |
 |
Le virtù proprie del
cristiano sono le virtù soprannaturali e
specialmente la fede, la speranza e l'amore o la
carità che si chiamano teologali o divine |
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Le principali virtù
morali sono la religione che ci fa rendere a Dio
il culto dovuto e le 4 virtù cardinali che ci
fanno onesti nel vivere. Queste sono: prudenza,
giustizia, fortezza e temperanza |
|
I SACRAMENTI |
 |
I Sacramenti sono
segni efficaci della grazia, istituiti da Gesù
Cristo per santificarci |
 |
Per fare un
Sacramento si richiedono 3 cose: la materia, la
forma e il ministro, il quale abbia l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa |
 |
Materia del
Sacramento è l'elemento sensibile che si richiede
per farlo, come l'acqua nel battesimo |
 |
Forma del Sacramento
sono le parole che il ministro deve proferire
nell'atto stesso di applicare la materia |
 |
Ministro del
Sacramento è la persona capace che lo fa e lo
conferisce, in nome e per autorità di Gesù Cristo |
 |
I Sacramenti ci
santificano: col darci la prima grazia
santificante che cancella il peccato; o coll'accrescerci
quella grazia che già possediamo |
 |
Ci danno la prima
grazia il Battesimo e la Penitenza, che si
chiamano Sacramenti dei morti perché donano la
vita della grazia alle anime morte per il peccato |
 |
Ci accrescono la
grazia, la Cresima o Confermazione, l'Eucaristia,
l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio,
che si chiamano Sacramenti dei vivi, perché chi li
riceve deve già vivere spiritualmente per la
grazia di Dio |
 |
Chi riceve un
Sacramento dei vivi sapendo di non essere in
grazia di Dio, commette peccato gravissimo di
sacrilegio, perché riceve indegnamente una cosa
sacra |
 |
Per conservare la
grazia dei Sacramenti dobbiamo corrispondere coll'azione
propria operando il bene e fuggendo il male |
 |
I Sacramenti si
possono ricevere alcuni più volte, altri una volta
sola |
 |
Si ricevono una volta
sola il Battesimo, la Cresima e l'Ordine, perché
imprimono nell'anima un carattere permanente |
 |
Il Battesimo imprime
nell'anima il carattere di Cristiano, la Cresima
quello di Testimone di Gesù Cristo, l'Ordine
quello di suo Ministro |
 |
L'Eucaristia è il
Sacramento che, sotto le apparenze del pane e del
vino, contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e
Divinità del nostro Signor Gesù Cristo, per
nutrimento delle anime |
 |
Quando si rompe
l'Ostia in più parti non si rompe il Corpo di Gesù
Cristo, ma solamente la specie del pane, e il
Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte.
Gesù Cristo si trova in tutte le Ostie consacrate
nel mondo |
 |
Per fare una buona
Comunione sono necessarie 3 cose:
1) essere in grazia
di Dio
2) sapere e pensare
chi si va a ricevere
3) osservare il
digiuno prescritto |
 |
Prima della Comunione
si richiede l'astensione per un'ora da qualunque
cibo o bevanda. L'acqua non rompe il digiuno. I
malati possono prendere qualunque medicina senza
limitazione di tempo |
 |
Vi è l'obbligo di
ricevere la Comunione ogni anno a Pasqua, e in
pericolo di morte, come viatico |
 |
E' cosa ottima ed
utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i
giorni, purché si faccia con le dovute
disposizioni |
 |
Per fare una buona
confessione si richiedono 5 cose:
1) l'esame di
coscienza
2) il dolore dei
peccati
3) il proponimento di
non commetterne più
4)la confessione
5) la riparazione o
penitenza |
 |
Chi per vergogna
tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona
confessione, ma commetterebbe un sacrilegio. Chi
sa di non essersi confessato bene deve rifare le
confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi
commessi |
 |
L'indulgenza è una
remissione di pena temporanea dovuta per i
peccati, che la Chiesa concede sotto certe
condizioni a chi è in grazia di Dio |
 |
L'indulgenza è di 2
specie: plenaria o parziale. |
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PREGHIERA |
 |
La preghiera è una
pia elevazione dell'anima a Dio |
 |
La preghiera è di 2
specie: mentale e vocale |
 |
Si deve pregare
riflettendo che stiamo alla presenza dell'infinita
maestà di Dio e abbiamo bisogno della sua
misericordia; perciò dobbiamo essere umili,
attenti e devoti |
 |
E' necessario pregare
e pregare spesso, perché Dio lo comanda e
ordinariamente, solo se si prega, Egli concede le
grazie spirituali e temporali |
 |
Dobbiamo chiedere a
Dio la gloria sua, e per noi la vita eterna e le
grazie anche temporali, come ci ha insegnato Gesù
Cristo nel Padre nostro |
 |
Il Padre nostro è la
preghiera insegnata e raccomandata da Gesù |
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LA S. MESSA |
 |
La Santa Messa è il
sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù che,
sotto le specie del pane e del vino, si offre dal
sacerdote a Dio sull'altare, in memoria e
rinnovazione del sacrificio della croce |
 |
Siamo obbligati a
partecipare alla S. Messa la domenica e le altre
feste comandate |
|
|
 |
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Documenti
in appendice |
|
Che
cos’è la Bibbia?
La prima designazione di Bibbia è quella di libro.
Il Concilio Vaticano II si riferisce alla Sacra
Scrittura come rivelazione di Dio «in vista della
nostra salvezza». Attraverso la Scrittura, Dio
comunica con l’uomo. La definizione proposta dal
Concilio Vaticano I è infatti la seguente: “La Sacra
Scrittura può essere descritta come un insieme di
libri che, «scritti sotto l’ispirazione dello Spirito
Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati
trasmessi alla Chiesa».
Tutti i libri del NT, nella loro forma canonica, furono scritti nel
greco ampiamente diffuso in Oriente durante l’epoca
ellenistica. Anche la versione greca dei VXX fece uso
di questa lingua. Soltanto per il primo Vangelo
sappiamo di un originale originariamente scritto in
aramaico, ma ben presto tradotto in Greco.
Dio, che ha voluto lasciare dei libri sacri e ispirati perché
l’uomo potesse orientare la sua vita verso di Lui, non
ha permesso che lungo i secoli il contenuto di questi
libri, in tutto o in parte, si fosse perduto o
sostanzialmente deformato. Questo è un dato dogmatico
che viene studiato dalla teologia fondamentale; ma
pure un dato storico, che possiamo conoscere seguendo
la storia del testo sacro. Certamente, i testi
autografi, ossia quelli che godono primariamente
dell’ispirazione biblica, non sono arrivati fino a
noi; abbiamo però copie e versioni che ci permettono,
attraverso l’applicazione delle regole della critica
testuale, di riallacciarci a quei testi originali (le
copie più antiche che possediamo si rifanno al sec II
aC.).
Secondo il canone cattolico, definito dogmaticamente nel concilio
di Trento, la Bibbia comprende 46 libri dell’A.T. e 27
del Nuovo.
L’A.T. è suddiviso in 3 parti fondamentali:
I libri evidenziati in giallo
si riferiscono ai protocanonici.
|
LIBRI STORICI |
Pentateuco, che comprende i primi 5 libri della
Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e
Deuteronomio)
Giosuè Giudici
Rut
1-2 Samuele
1-2 Re
1-2 Cronache
Esdra e Neemia
Tobia
Giuditta
Ester
1-2 Maccabei |
|
LIBRI SAPIENZIALI |
Giobbe
Salmi
Proverbi
Qoelet (Ecclesiaste)
Cantico dei Cantici
Sapienza
Siracide (Ecclesiastico) |
|
LIBRI PROFETICI |
Isaia
Geremia (con Lamentazioni e Baruc)
Ezechiele
Daniele e i 12 profeti minori |
Il Nuovo
Testamento comprende a sua volta:
|
5
LIBRI STORICI |
Vangelo di Matteo
Marco
Luca
Giovanni
Atti degli Apostoli |
|
21
LETTERE |
Lettera di San Paolo ai Romani
Prima e seconda ai Corinzi
Lettera ai Galati
Le cosiddette lettere della cattività (Efesini,
Filippesi, Colossesi, Filemone)
Prima e seconda lettera ai Tessalonicesi
Prima e la seconda a Timoteo
Lettera a Tito
Lettera agli Ebrei
Lettera di Giacomo
Prima lettera di Pietro
Seconda lettera di Pietro
Prima lettera di Giovanni
Seconda lettera di Giovanni
Terza lettera di Giovanni
Lettera di Giuda
|
|
1
LIBRO PROFETICO |
Apocalisse |
ALCUNI DOCUMENTI PRINCIPALI DEL MAGISTERO SULLA SACRA
SCRITTURA
|
magistero |
documento |
data |
contenuto |
Enchiridion |
|
Concilio di Ippona |
Canone
36 |
393 |
Dà il
canone completo dei libri sacri |
EB
16-20 |
|
Concilio Fiorentino |
Bollata
“Cantate Domino” |
1442 |
Conferma il canone del Con. d’Ippona; riafferma
l’origine divina di tutta la sacra scrittura (AT e
NT) |
EB
47-49 |
|
Concilio di Trento |
Decreti
sulla Sacra Scrittura |
1546 |
Definisce il canone dei libri sacri; accetta
l’edizione Volgata come autentica;
stabilisce le regole dell’ermeneutica biblica;
precisa
il rapporto tra scrittura e tradizione. |
EB
57-64 |
|
Concilio Vaticano I |
Cost.
Dogm. Dei Filius |
1870 |
Espone
la nozione di rivelazione divina;
definisce l’ispirazione come dogma di fede. |
EB
76-80 |
|
Leone
XIII |
Enc.
Providentissimus Deus |
1893 |
Primo
documento esteso sulla Bibbia;
espone
la natura dell’ispirazione e dell’ermeneutica
biblica;
stabilisce i rapporti tra l’inerranza e le scienze
naturali. |
EB
81-134 |
|
Pio X |
Decr.
Lamentabili
Enc.
Pascendi |
1907
1907 |
Difende
l’ispirazione e la natura della Bibbia di fronte
al modernismo |
EB-
190-256
EB
257-267 |
|
Benedetto XV |
Enc.
Spiritus Paraclitus |
1920 |
Segue
le orrme della “Provvidentissimus Deus”;
dà una
spiegazione dell’inerranza biblica in rapporto con
la storia |
EB
440-495 |
|
Pio XII |
Enc.
Divino afflante Spiritu |
1943 |
Diede
una forte spinta agli studi biblici;
offre
dei criteri per lo studio scientifico della
Bibbia;
mostra
l’importanza della Scrittura nella vita spirituale
delle fedi. |
EB
538-569 |
|
Pio XII |
Enc.
Humani generis |
1950 |
Dà
orientamenti precisi su dottrine come
l’evoluzionismo, poligenismo ecc. |
EB
611-620 |
|
Concilio Vaticano II |
Cost.
Dogm. Dei Verbum |
1965 |
Rinnova
gli insegnamenti magisteriali precedenti secondo
una finalità pastorale ed ecumenica. |
EB
669-709 |
|
Pont.
Com. Biblica |
Istr.
Sancta Madre Ecclesia |
1964 |
Sulla
verità storica dei Vangeli. |
EB
644-659 |
|
Giovanni Paolo II |
Discorso de tout coeur |
1993 |
Spiega
l’analogia fra l’esegesi cattolica ed il mistero
dell’incarnazione |
EB
1239-1258 |
|
Pont.
Com. Biblica |
Doc.
“L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa” |
1993 |
Dà
orientamenti sul modo odierno di procedere nella
lettura e nello studio della Scrittura. |
EB
1259-1560 |
|
|
 |
Teologia
fondamentale |
|
R. Lavatori,
Dio e l'uomo un incontro di salvezza,
EDB, Bologna 2005
Il libro vuole mostrare come la verità cristiana è
strutturata in modo interpersonale di un rapporto tra
Dio,
che nella sua infinita disponibilità, si muove verso la sua
creatura umana, rivolgendo a lui la Sua parola e
comunicandogli
la Sua grazia e la Sua stessa vita, e l'uomo,
il quale nella sua libertà e coscienza è invitato a dare una risposta di contraccambio
in modo da attuare con Dio una relazione di profonda
comunione e intimità.
La parte spettante a Dio è chiamata Rivelazione cristiana,
mentre la parte spettante all'uomo costituisce la
realtà della fede. Proprio nell'incontro tra questi
due partner o soggetti interlocutori, Dio che si dona
e l'uomo che lo accoglie, si attua la pienezza della
salvezza che costituisce la perfetta realizzazione
dell'essere umano e la piena realizzazione del
progetto salvifico dell'essere divino.
Qui si intravede la meraviglia di un Dio che si avvicina
all'uomo nella disponibilità del suo amore fino a
condividere la storia umana e diventare egli stesso
uomo, come si verifica nella incarnazione del Verbo,
cioè in Cristo. Di fronte ad un amore così
totalizzante e personalizzato l'uomo non può rimanere
indifferente, ma è sollecitato soavemente a dare il
suo consenso e la sua piena adesione. In effetti Dio
non trova la quiete del suo amore fino a quando la sua
creatura umana non gli corrisponde altrettanto amore
con l'atto di fede. Il libro descrive e giustifica
questo incontro di salvezza e ne illustra i vari
elementi che lo caratterizzano, in modo da offrire al
lettore uno stimolo non solo al suo intelletto per
capirne la bellezza e la profondità, ma si introduce
nel cuore per muoverlo alla corrispondenza in modo che
i due soggetti si relazionino nella reciprocità della
donazione. I due alla fine diventano un solo essere e
un solo pensiero, un solo volere come l'amante e
l'amato che si abbracciano nella gioia del loro
reciproco donarsi.
Don
Renzo Lavatori
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