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L'IMPORTANZA  DELLA  REGOLA

Uniti, ai piedi della croce, secondo la misericordia di Dio

 

Per costituire una fraternità servono delle premesse.

Queste premesse sono:

1)

L'intervento della grazia di Dio

2)

La disponibilità dei fratelli a vivere uniti nella fede secondo un modello di vita apostolica

3)

Un luogo o una dimensione dove vivere questa unità di intenti

L'elemento cardine che permette di delineare in modo chiaro e concreto questa "unità di intenti", è la Regola o norma di vita di una comunità religiosa.

Cosa significa avere una regola? La regola rappresenta un documento verso il quale un gruppo di persone, unite da uno spirito univoco di condivisione sui medesimi ideali, trovano intesa e reciproca armonia.

Certamente essa non rappresenta l'applicazione inflessibile e puntigliosa di un regolamento, ma una forma di orientamento e di linea guida, che serve anzitutto ad instradare la fraternità verso la giusta direzione di marcia.

Questo rappresenta un elemento molto importante, perché spesso si inizia un cammino con dei propositi ben precisi, che tuttavia nel corso del tempo posso essere disattesi per molteplici cause. Possedere un documento sul quale siano scritti i propositi e le finalità della fraternità, è quindi un solido punto di riferimento a cui ritornare soprattutto quando ci si è allontanati dalla direzione di marcia prestabilita.

Un voto pronunciato a Dio, per essere efficace, deve sempre essere espressione di pienezza e di autenticità.

La coerenza verso i principi enunciati nella regola, i quali devono essere conformi ai principi del santo Vangelo, rappresenta l'elemento imprescindibile di adesione a Dio e alla vita consacrata.

Perciò è importante che tali principi e le conseguenti modalità di attuazione siano alla portata dei fratelli. E' inutile e addirittura dannoso avere una regola dalle linee estreme e severissime (magari gonfiata ed issata sul pennone per apparire santi davanti agli uomini), se poi la maggioranza dei fratelli non è in grado di attuarla con animo sereno e fedele; poiché è meglio promettere al Signore qualcosina di meno che qualcosa di troppo. E' meglio firmare una cambiale da dieci denari al mese, che non una da mille se non abbiamo la certezza di poter pagare il debito. Una regola di vita troppo rigida, se non è alla portata di chi vi aderisce, porta inevitabilmente alla mancanza di coerenza e dunque ad abituarsi a convivere nella disonestà morale. In questi casi la disonestà diviene una consuetudine, ed ogni principio morale viene abilmente piegato a ciò che torna comodo.

Per edificare lo Spirito

  Piccola regola di Romualdo

  Il manoscritto di Baltimora

  Non importa

  San Bruno e i Certosini

E' necessario anche precisare che la regola di vita e gli orari della fraternità non sono fatti per ottemperare meglio agli impegni e alle attività sociali dei singoli, ma per mettere Dio al primo posto nella vita e così rispondere adeguatamente al primo comandamento: "Non avrai altro Dio fuori di me".

Tutti mettono al primo posto la salute del corpo, trascurando quasi totalmente la salute dell'anima; come se a vivere per l'eternità fosse il corpo e non l'anima.  La società odierna si preoccupa molto della propria salute fisica e poco o niente della propria salute spirituale, senza pensare che la salvezza non viene dalla scienza dell'uomo ma dalla scienza di Dio: la vita, difatti, va' avanti anche senza la scienza dell'uomo, ma non senza la scienza di Dio che sostiene il creato!

Nulla è quindi più attuale di questo: mettere Dio al primo posto nella propria esistenza. Ciò significa prendere insegnamento dai martiri e dai santi, che lungimiranti hanno rinunciato al proprio benessere fisico e materiale per amore del Padre celeste e della vita eterna.

Gesù Cristo, perciò, deve sempre essere messo al primo posto nella vita della fraternità; poiché quando si è messo Dio al centro della propria vita si è già fatto tutto. Tutto il resto è in più. Tutto viene dopo. Tutto il resto potrebbe anche non essere utile o non interessare...!!!

Non è bravo colui che coltiva tanti impegni, lavora molto e si prodiga tanto nel mondo, ma è bravo chi riesce a mettere Dio al centro della propria esistenza. Siamo convinti che questo obiettivo lo si possa raggiungere prevalentemente mediante gli strumenti e i mezzi contenuti e proposti da una buona regola o norma di vita.

Una regola che varia al variare degli impegni personali non serve a niente, e non è credibile una fraternità di questo tipo, dove si cambia la regola a seconda di quel che fa' comodo. La regola quindi non si tocca se non per essere eventualmente migliorata. Abbiamo stabilito un orario per mettere Cristo al centro della nostra vita? Bene, a quel punto la vita di fraternità deve procedere lineare e senza cambi di direzione. Poi ognuno valuterà singolarmente, di volta in volta, la propria disponibilità ad essere presente negli orari e secondo le modalità prestabilite, senza che ciò debba stravolgere la vita e la serenità di tutta la comunità. Potremmo ad esempio pensare di alzarci la mattina a una determinata ora per adeguarci a una regola di vita apostolica, non per sottostare agli impegni sociali di qualche fratello; perché a quel punto ognuno preferirebbe legittimamente occuparsi dei fatti propri...!

Non è affatto difficile trovare gente che abbia voglia di lavorare; il mondo è pieno di gente che lavora alacremente, ma è invece difficilissimo trovare persone che avvertano profondamente il bisogno di mettere Dio al centro della propria vita con una certa costanza; che rinuncino ai propri impegni di qualsiasi genere per mettere Dio al primo posto nella propria esistenza.

Credo che questo sia il cardine di ogni autentica vocazione: il bisogno di mettere Dio al centro della propria vita.

Esistono quindi due modi per realizzare la propria vocazione in Cristo:

1.      rendendo un servizio contemplativo

2.      rendendo un servizio operativo.

Nel primo caso si avrà una concezione della spiritualità come una dimensione contemplativa, fatta in gran parte di silenzi, preghiera, gioia interiore (se dono grazia di Dio), pace e serenità; rivolta e finalizzata alle persone, alle anime, al creato e non alle cose inanimate, e quindi ai soggetti più che agli oggetti. Esiste poi una dimensione spirituale indirizzata a rendere un servizio più dinamico, magari orientato alla edificazione e alla ristrutturazione di chiese e luoghi di culto, oppure alla organizzazione di attività sociali o pastorali verso la quale alcuni si riconosco e si sentono chiamati ed altri no. Ci sono diversi modi di ragionare: vanno bene tutti, purché vi sia rispetto per tutti, e Dio sia comunque e sempre il soggetto centrale di tali attività, secondo il principio che "nessuno può nello stesso tempo servire Dio e mammona". (Mt 6,24)

Su questa linea si indirizza la presente regola, redatta in una forma attenuata rispetto ad altre ben più autorevoli ed accreditate; proprio per avvicinare con coerenza e senza forzature quelle persone che si trovano ad attraversare una fase intermedia rispetto ad una scelta definitiva e solenne. Tale iniziativa si pone dunque come anello intermedio di collegamento tra la vita consacrata e la vita laica, tra la vita cristiana e la vita non cristiana; usando il linguaggio e gli strumenti del nostro tempo, per  aprirsi a quanti sono all'autentica ricerca dell'Assoluto.

La norma di vita a seguire si trova ancora allo stato di bozza, e forse attribuirle il nome di "regola" può essere eccessivo. Ad ogni modo non si tratta e non vuole essere qualcosa di definitivo, ma forse rappresenta un'occasione di dialogo, di stimolo e di confronto. Può essere considerata un punto di incontro e un punto di partenza; certamente non un punto di arrivo. E in fin dei conti anche le pagine di questo sito internet sono tutte caratterizzate dallo spirito di "trovarsi in cammino"; che nel nostro caso è un cammino di discernimento vocazionale verso... la terra promessa!

L'animo di questa fraternità si inserisce e si riassume abbastanza bene in questo contesto: il popolo di Dio [cioè la Chiesa con tutti noi] in cammino verso la terra promessa [la salvezza eterna].

di Giancarlo A.

 

  La Regola

 

NORMA  DI  VITA

DELLA

FRATERNITA'  CENOBITICA  PER  LE  VOCAZIONI  CATTOLICHE

"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti" [Mt 22,37-38]

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Signore, sono indegno di te, indegno di essere preso al tuo servizio

Eppure solo in te confido e solo a te mi affido

Ti scongiuro, veglia su di me

Insegnami ad amarti, così da poter essere nel mondo

una scintilla del tuo amore immenso

Camminami accanto

Porgimi la mano e guidami

Accosta la tua bocca al mio orecchio

Fammi acqua che bagna i tuoi campi

Servo che pulisce la tua stalla

Bocca che ripete la tua parola

Orecchio che ascolta i tuoi figli

Gambe che superano le distanze

Luce che fa germogliare il tuo seme

Cuore che comprende ogni cuore

Prendimi con te Signore, e non lasciarmi mai.

 

1. Sia di me, secondo la tua volontà

Annunciare il Regno di Dio. Essere testimonianza del Suo amore verso il nostro prossimo, in particolare dove c'è sofferenza, ingiustizia e abbandono. Essere famiglia per chi è senza famiglia. Questo è lo spirito su cui si fonda tutto il nostro impegno, per seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli di Cristo, secondo una prospettiva escatologica dell'esistenza; cioè rinunciando alle cose del mondo in favore di quelle dello Spirito.

 

2. I cardini della vita religiosa

La massima testimonianza di fede è nel sacrificio di sé per amore di Dio. La vocazione alla vita consacrata non è una scelta ma una risposta, finalizzata a mettere Dio Padre onnipotente e misericordioso al centro della nostra esistenza, per vivere in armonia la quotidianità e così meglio approfondire i misteri della fede.

Il monastero è un luogo dove il tempo si ferma, dove l'uomo trova rifugio, conforto ed equilibrio nella preghiera; rivolta non soltanto ai viventi, ma anche alle anime dei defunti.

L’osservanza di una vita vissuta nella santa semplicità del Vangelo, che vuole innanzi tutto essere “luogo di preghiera”, per apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine, è il cardine sul quale si erge questa “Casa per Fraternità”.

 

3. Il voto della santa semplicità

Sotto la protezione della benedetta Famiglia di Nazareth, seguendo il suo esempio, consacriamo il nostro cuore e le nostre opere al servizio della Chiesa apostolica di Cristo, come mansuete creature di Dio, secondo il voto della "santa semplicità"; per essere testimoni coerenti del Vangelo.

La santa semplicità è una madre che nutre ma non vizia, che offre il necessario ma non il superfluo. La santa semplicità è casta nel parlare, casta nel vestire, casta nel mangiare, casta nel corpo e casta nella mente. La santa semplicità è sempre dignitosa pur nella povertà. La santa semplicità non è mai superba né vanitosa ma dolce, umile e talvolta un po’ ingenua. La santa semplicità si commuove alla sofferenza, è premurosa verso i bisognosi e non sbarra le porte e i cancelli come chi deve custodire un tesoro. La santa semplicità non si occupa delle cose grandi ma di quelle piccole. La santa semplicità non cammina con lo sguardo rivolto al cielo ma guardando a terra attenta a non calpestare nessuno. La santa semplicità è amica di tutte le creature di Dio, anche delle più umili. La santa semplicità sacrifica se stessa per amore del prossimo, così come Cristo ha sacrificato se stesso versando il proprio sangue sulla Croce per amore nostro.

 

4. L'universalità della compassione e della carità vissute nella fede

C'è il grande pensiero che tutto calpesta e tutto divora, ed esistono le piccole opere di carità cristiana che tutti nutrono e tutto salvano. Non è il pensiero a fare la grandezza dell'uomo (come sostengono alcuni pensatori in una visione filosofeggiante dell'esistenza), e neppure è la massa muscolare a fare la grandezza dell'uomo (come invece immagina l'atleta), ma sono i piccoli gesti di sacrificio e di carità compiuti per amore di Dio (cioè quella moralità che deriva dalla fede). Poiché secondo le attese divine di Cristo Signore,  una sola carezza vale più di ogni grande teoria e di ogni vittoria: "Per questo vi dico: poiché avete molto amato, vi sono perdonati i vostri peccati" (cfr. Lc 7,47).

La carità cristiana cammina scalza.

La carità cristiana è piccola e umile, e non comprende le speculazioni dei grandi sistemi.

La carità cristiana è semplice, dolce e schiva.

La carità cristiana non è mai vanitosa e non cerca l'ammirazione della gente.

La carità cristiana è senza favella e non ha titoli di studio, perché non sa né leggere né scrivere.

La carità cristiana non è ricerca del denaro altrui, ma è donazione.

La carità cristiana non è il denaro, ma è sacrificio di sé per il bene di tutti.

La carità cristiana è preghiera, e la preghiera è carità.

La carità cristiana è amica di tutti e non danneggia nessuno.

La carità cristiana è rinuncia a un po' del proprio benessere per il benessere altrui.

La carità cristiana non confida nell'ingegno e nella ricchezza dell'uomo, ma nella misericordia di Dio.

La carità cristiana si adopera per lenire le sofferenze altrui, ma non si dispera per le difficoltà del mondo e accetta con dignità la volontà di Dio; perché quando vede una creatura senza più speranze, soffrire e morire, sa che in cielo c'è sempre una schiera di angeli in festa pronti ad accoglierla e a darle conforto.

La carità cristiana non è beneficenza, perché la beneficenza può essere atea e immorale, mentre la carità sono tutte le opere buone e gratuite della fede.

Dove non c'è gratuità non c'è carità.

La carità è santa, ma la speculazione sulle donazioni è rubare ai bisognosi.

Giuda Iscariota faceva questo: proclamava la carità per la causa dei poveri, non perché gl'importasse dei poveri, ma perché prendeva denaro dalle offerte (Gv 12,4-6), e a buon titolo potremmo nominarlo padre fondatore di una larga fetta del così detto no profit.

Le opere di carità, per i fratelli nella fede, non siano un lavoro su cui costruire il proprio benessere, poiché non è il denaro che salva, e la carità come speculazione sulle disgrazie altrui (sotto qualsiasi forma e livello) è sempre mercenariato; cioè qualcosa di abietto.

Tutti possono fare beneficenza, molti possono fare la carità, ma soltanto in pochi riescono ad "essere carità".

La carità è il gratuito sacrificio di sé per amore di Dio.

La vera carità è privarsi del proprio essenziale e non del proprio superfluo. Se offro molto del mio superfluo non ho sacrificato niente, ma se dono una briciolina di ciò che mi è essenziale per amore di Dio, ho dato tanto. Questo è il fondamento della carità e del sacrificio.

Non è il denaro che salva ma il sacrificio di sé.

Il lavoro, è il sacrificio più eccelso e più santo di tutti i sacrifici.

Come gli atti di carità non vanno esibiti, ancor più i gesti di sacrificio vanno compiuti nell'intimità della propria coscienza e offerti al Signore.

Dio è pienezza di carità, ed essere carità significa farsi simili a Dio.

Quando, illuminati dalla più sincera pietà umana, sacrifichiamo gratuitamente noi stessi per amore di Dio, siamo incarnazione della carità cristiana.

La carità cristiana non è sinonimo di denaro offerto ma di pietà umana.

 

5. Il fondamento della nostra missione: imitare Cristo

Essere vicini a chi soffre; a chi soffre nel corpo e a chi soffre nello Spirito: questa è la missione per rendere il nostro servizio a Dio sommo bene, uniti nella preghiera e nell'approfondimento delle Scritture con carità e fede.

Entrare a far parte della fraternità non significa legarsi a una persona o ad un gruppo di persone (non è un matrimonio o una lobby, e non è detto che ci si debba piacere), ma significa aderire a una norma di vita comune nel rispetto reciproco. Il nostro concetto di fraternità è fare propria questa regola di vita che ha per oggetto la preghiera, il lavoro, la carità e la custodia del silenzio, benedetto dal voto della santa semplicità.

Ogni fratello nella fede, con il proprio comportamento, è attento ad evitare di procurare disagio o sofferenza, direttamente o indirettamente, nei confronti di qualsiasi vivente, ad eccezione di quelle azioni che siano rivolte a salvaguardare ragionevolmente l'altrui e proprio equilibrio fisico e spirituale (per fare un banale esempio, abbattere una zanzara che ci tormenta).

Ricordiamoci che la penitenza e il sacrificio aiutano a sentirsi più vicini a chi soffre. Il benessere e l'agiatezza deformano invece anche i più solidi e robusti propositi.

La santità non è una gara a chi è più buono.

La santità non è nel sacrificio altrui per il bene proprio o per il bene di molti; poiché Gesù Cristo sacrificando se stesso, ci ha insegnato col suo esempio che la vera santità è nel sacrificio di sé per amore di Dio, rivolto al bene di tutti e di tutto.

La santità è nel sacrificio di sé per amore di Dio.

E' dunque possibile seguire Cristo imitandolo. Ma se non ci sentiamo capaci di un simile gesto, serbiamo almeno nel nostro cuore i buoni propositi, poiché coltivare dei buoni propositi significa perlomeno distinguere la retta via. Chi invece non ha neppure questi buoni propositi seminerà false dottrine. Il demonio difatti non si accontenta di compiere il male, ma si fa' maestro e filosofo di una moralità contorta, per convertire il bene al male e confondere il pensiero della gente con discorsi persuasivi e seducenti. In effetti l'unica moralità del male è ciò che in apparenza a lui sembra più vantaggioso e conveniente; secondo le attese, le speculazioni e gli appetiti della sua natura perversa. Non dimentichiamo che il Signore scrive dritto sulle righe storte, ma il demonio scrive storto sulle righe dritte.

E' vero, l'uomo deve governare il mondo, ma facendo bene attenzione a non prendere a modello i tiranni della terra; bensì con la benevolenza dei santi e di coloro che hanno sempre avuto a cuore le necessità di tutti senza danneggiare nessuno.

Ciascuno di noi deve sentirsi chiamato a fare il bene, non per dovere ma per vocazione. E' perciò necessario essere schierati dalla parte del bene verso tutti e tutto, operando affinché nel mondo si operi con giustizia senza sacrificare e fare del male a nessuna creatura di Dio.

I grandi maestri dell'umanità, con il loro esempio di santità, ci hanno insegnato che agire in questo modo significa essere schierati dalla parte del bene assoluto e universale.

Il bene assoluto e universale è ogni azione che torna a vantaggio di tutti e non danneggia nessuno: in questo sta l'universalità della fede cristiana, che tutti comprende e nessuno esclude.

Il male invece è quella cosa che torna a vantaggio di alcuni a sacrificio di altri.

E' compito di ogni persona di buona coscienza insegnare ad amare Dio e a perseguire il bene assoluto e universale, poiché non esiste "necessità" di ricorrere al male. Essere cattivi e ricorrere al male per necessità o per divertimento non cambia l'essenza di immoralità di un'azione. Perciò dobbiamo sentirci tutti chiamati a fare il bene, non per dovere ma per vocazione.

Non è possibile amare Dio operando il male. Chi si propone come benefattore o devoto del Signore ricorrendo al male è doppiamente colpevole e immorale... Se lui non vede il pericolo che le sue cattive azioni gli procurano, ciò non significa che il pericolo non esiste: è lui che non lo vede!

Sentirsi puri e troppo simili a Dio, può essere pericoloso per le coscienze fragili e vulnerabili, perché può portare a credere nella grandezza di un "dio" coniato sui propri limiti e a propria misura; con l'illusione e la superbia di essere più degli altri e sentirsi già candidati al Paradiso: l'inferno trabocca di gente che ha vissuto additando con disprezzo i peccatori nella presunzione di raggiungere il Paradiso, e il Paradiso è affollato di anime che in vita hanno pregato con timore  il Signore affinché non le abbandonasse all'inferno...!!!

L'inferno rigurgita di anime dannate che nel mondo ravvisavano e giudicavano il degrado negli altri senza saper cogliere il profondo degrado in se stesse.

Dunque chi vuol mettere alla prova qualcuno, metta innanzi tutto alla prova se stesso!

Chi vuole verificare le debolezze altrui, verifichi sopra ogni cosa le debolezze proprie; così da prendere se stesso con le mani nel sacco, e quindi giudicarsi e punirsi con la medesima severità con cui vorrebbe giudicare e punire il suo prossimo.

Per essere santi non è necessario apparire giusti e misericordiosi al cospetto degli uomini, ma è necessario trovare grazia agli occhi di Dio.

Elevarsi in santità significa rinunciare alle cose del mondo per vivere in una concreta prospettiva escatologica. La santità è imitare Cristo nei pensieri e nelle azioni, secondo la grazia e la giustizia del Padre celeste, che è pienezza di misericordia e di verità.

La Parola del Signore sia sempre nella nostra mente, sulle nostre labbra, nel nostro cuore.

 

6. Misericordia chiedo e non sacrificio

Ogni fratello nella fede troverà nella tavola dei dieci comandamenti dati da Dio a Mosè il giusto riferimento nella propria condotta di vita.

Due di questi imperativi sono molto simili tra loro nella forma e nei contenuti, eppure sono oggetto di interpretazioni talvolta molto diverse. L'uno recita "Non Rubare", l'altro "Non Uccidere". Riguardo al primo comandamento nessuno ha mai nutrito alcun dubbio.

Cosa significa non rubare? Vuol forse dire che non bisogna rubare le cose preziose mentre quelle di poco conto possono essere prese? Oppure che l'oro e i diamanti non vanno rubati ma i sassi e la sabbia altrui possono essere liberamente presi? Se così fosse, sarebbe stato scritto "non rubare oggetti preziosi"; e infatti tutti sono d'accordo nell'asserire con la massima coerenza che "Non Rubare", significa semplicemente "Non Rubare Niente".

Riguardo invece all'imperativo "non uccidere", sono sempre esistite eccezioni, discrasie e interpretazioni di vario tipo e a vari livelli.

Cosa significa non uccidere? Vuole dire "non uccidere le persone di sani principi morali" ma uccidi le persone immorali? Oppure significa "non uccidere la donna perbene" ma uccidi la prostituta? O ancora, "non uccidere", significa "non uccidere la persona adulta" ma uccidi il feto che non può gridare né ribellarsi?

Cosa significa non uccidere? Vuol forse dire che "non bisogna uccidere le creature preziose", mentre quelle di poco conto possono essere uccise? Oppure che non possono essere uccise le creature con l'anima mentre quelle senza anima invece sì, come un tempo si riteneva fosse nei confronti dei nostri fratelli africani? E chi può stabilire chi l'anima la possiede o non la possiede? Chi può vederla? Chi può sentirla? Chi può toccarla? Chi può affermare: "Tu non hai l'anima"; oppure "questa creatura ha l'anima e quest'altra no"?

Cosa significa non uccidere? Significa "non uccidere l'uomo democratico" ma uccidi il terrorista islamico? O ancora, "non uccidere", significa non uccidere la verità, non uccidere la scienza, non uccidere la musica, non uccidere lo sport, non uccidere il benessere, la bellezza, la poesia, la moda, il cinema, il teatro, la democrazia, la sicurezza... e via dicendo (dove ognuno può interpretare le parole della Bibbia secondo quanto più gli fa comodo), e distruggi tutto ciò che vi si oppone?

Cosa significa non uccidere?

Per i fratelli nella fede, "Non Uccidere" significa semplicemente "Non Uccidere Niente".

Non ci si deve difatti adagiare sulla presunzione di un sapere parziale, ed è necessario coltivare il preziosissimo bene della verità che sempre coincide col valore massimo della divina misericordia verso tutti e tutto.

Ma allora come deve comportarsi e di cosa si può cibare l'uomo per essere giudicato giusto e irreprensibile al cospetto di Dio?

Tutti siamo peccatori davanti a Dio, e tutto ciò che Dio ha disposto e creato sulla terra è dato secondo la sua grazia e la sua misericordia, affinché nessuno possa presentarsi a Lui con la presunzione di chi può affermare: "Io sono giusto e irreprensibile".

 

7. Il contatto sacramentale con Dio

Il cammino di realizzazione spirituale non è ricerca del sensazionale, ma è anzitutto un cammino verso la pienezza della fede, e quindi di accettazione del vissuto quotidiano che è fatto anche e soprattutto di monotonia. La ricerca spirituale non significa dunque spezzare la monotonia in favore del sensazionale, ma è accettare serenamente la normalità e trovare in essa la gioia della grazia di Dio.

Quella fede che per credere ha la costante necessità di essere supportata da eventi straordinari è una fede fragile, perché non è accompagnata dal dono della grazia di Dio. Avvertire la grazia di Dio significa sentirsi accettati incondizionatamente dal suo amore.

Questa grazia, che è appunto un dono di Dio, è massimamente espressa nell'azione esercitata dai Sacramenti.

L'esperienza del cammino vocazionale va' perciò vissuta attraverso i Sacramenti, secondo un piano di vita sacramentale; cioè ordinato sui Sacramenti.

I Sacramenti stanno alla base di ogni cammino vocazionale: sono ciò che dà vita alla religione. Sono l'anima del pane e il sangue del vino.

I Sacramenti sono il sostegno della grazia divina, e quindi aiutano alla retta condotta morale dei fratelli nella sequela di Cristo. Ricevere con fede i Sacramenti significa accogliere Cristo; aprirsi a lui e vivere in lui.

Ciò che distingue e differenzia la religione del libro e della legge, dalla religione della “Parola di Dio” del Verbo incarnato vivo e presente, sono proprio i Sacramenti.

Dio agisce e si manifesta in essi e per mezzo di essi.

Rinunciare ai Sacramenti e non comprendere a fondo il loro significato spirituale, equivale a impoverire la religione della “Parola di Dio” trasformandola in una religione di sole parole scritte. E’ come sostituire un soggetto animato con un oggetto privo di vita (ad esempio il vitello d’oro). Tolti i Sacramenti alla fede, resta il cadavere della legge. La legge è burocrazia, mentre i Sacramenti vanno oltre la legge, precisamente come ciò che è vivo supera ciò che è morto.

I Sacramenti sono fiamma viva e rappresentano il contatto diretto con Dio. Sono la principale forma di autentica relazione tra Dio e l’uomo: sono segno e strumento tangibile di una realtà invisibile.

Fintantoché siamo lontani dai Sacramenti, viviamo lontani dal Cristo Risorto e Vivo.

All'interno di un cammino di conversione e di consacrazione, tornare a Dio significa accostarsi ai Sacramenti con fede e devozione sincera.

 

8. La gioia nella preghiera e la predica del buon esempio e delle opere buone

I fratelli nella fede vivano secondo la dottrina del santo Vangelo; nella preghiera, nell’approfondimento della sacre Scritture, nella carità e nel lavoro benedetto dall'osservanza di rendere un servizio a Dio; non per apparire puri agli occhi del mondo, ma per fare coincidere il messaggio evangelico di santità con la propria condotta di vita.

Le opere siano il principio su cui si fondano le parole. Difatti molte persone, anche di fede, pregano il Signore e lodano Dio con le parole ma urlano bestemmie attraverso le proprie opere. I fratelli nella fede avranno cura di lodare il Signore prima con le opere, poi con i pensieri e infine con le parole.

La pace interiore e la gioia del cuore che provengono dallo Spirito del Signore sono i frutti più caratteristici della vita contemplativa. Sentirsi in grazia di Dio, nell’espressione di un profondo sentimento di consolazione interiore, è sempre una testimonianza di fede molto forte in un mondo votato alle inquietudini e alle smanie delle cose materiali. Il Signore, difatti, esorta tutti i credenti ad essere luce nelle tenebre. La vita contemplativa e di preghiera deve perciò servire e riversarsi sui fedeli nella missione.

La preghiera, che è dialogo e ascesa della mente in Dio, deve certamente collocarsi al primo posto nella vita di ogni religioso; ma la sola preghiera non basta: la preghiera delle buone intenzioni se non è accompagnata dalla preghiera delle buone opere serve a poco. Difatti la preghiera quando è accompagnata dalle buone opere e dai piccoli sacrifici è un sigillo di verità che diamo alle nostre buone intenzioni e ai nostri buoni propositi. E tuttavia la preghiera deve collocarsi al primo posto nell’interesse e nelle occupazioni dell'uomo di Dio, poiché viene l’ora in cui non è più tempo di leggere le scritture ma di viverle. Vivere la Parola di Dio significa ricevere con fede i Sacramenti e dedicarsi con generosità alla preghiera; rivolta non soltanto ai viventi ma anche alle anime dei defunti.

La preghiera è dialogo col Padre (un dialogo da intendersi come lode e ringraziamento a Dio); ma è anche ascolto. Il dialogo è quindi costituito da un'alternarsi di parole e di silenzi.

L’orazione la si realizza compiutamente nella quiete dello spirito, senza eccesso di zelo e con la giusta cadenza, per raggiungere uno stato di armonia che avvicina all’Altissimo.

A livello di fede soprannaturale, la preghiera, più è semplice e breve, più è efficace se ripetuta come una litania del cuore che accompagna i pensieri durante la giornata. Questa "litania" serve a creare uno stato della mente in Dio.

La preghiera non è potenza e non è energia, ma è ringraziamento e richiesta di misericordia e grazia.

La preghiera si eleva al di sopra della ragione: non serve essere intelligenti, colti e ragionare bene per pregare bene. La fede non si contrappone alla razionalità, ma la mancanza di cultura e di razionalità scientifico-filosofica (come ad esempio nel caso dei tre umili pastorelli di Fatima), non sono un impedimento alla fede e alla suprema conoscenza delle verità divine.

Tutta l'intelligenza della scienza umana rimane confusa di fronte alla alla stolta saggezza del creato. La grandezza di Dio si manifesta nella semplicità delle piccole cose. Dio, si gloria nell'ingenuità degli umili, perché egli stesso, fattosi uomo tra gli uomini, ha preferito l'umiltà alla superbia, la docilità all'arroganza, la compassione alla crudeltà, l'innocenza alla perversione dei ragionamenti contorti e ritorti. Difatti il Regno di Dio non è costituito per chi vive di grandi sistemi e non offre nessuna carezza, ma per chi ha saputo costellare la propria esistenza di tante piccole opere di fede e carità. La carezza di una buona madre è il gesto di un naturale orientamento della coscienza umana a compiere il bene in relazione alla legge morale naturale che governa il creato ed invita ad agire secondo gli insegnamenti del Creatore: anche la belva più feroce allatta con amore i propri cuccioli. Ben venga dunque quel sapere ricco di compassione e umanità verso tutti e tutto. Questo è il metodo più bello e più utile per trasmettere agli altri qualcosa di buono: con la predica del buon esempio.

Vi sia semplicità e misura anche nella scelta degli orari di preghiera, i quali non devono dare adito ad eccentricità; seguendo nell'orazione l'ordinamento liturgico prescritto dalla Chiesa cattolica: né più né meno.

 

9. Saper ascoltare il silenzio

Nella vita cenobitica c'è un tempo per pregare, un tempo per studiare, un tempo per lavorare e un tempo per ascoltare il silenzio.

Preghiera, silenzio, lavoro e carità sono le quattro principali attività quotidiane del monastero.

La custodia del silenzio è uno dei carismi della vita cenobitica.

Sapere ascoltare le armonie del silenzio significa esplorare le origini della propria vocazione, dove il silenzio si fa preghiera.

 

10. L'inviolabilità della clausura

Una casa religiosa naturalmente non è un condominio. La cella non è una stanza qualunque, ma è il luogo dove ogni religioso trova la propria connaturale dimensione di solitudine per aprirsi a Dio e dedicarsi compiutamente alla vita contemplativa e di preghiera.

La sacralità e l’inviolabilità di questo luogo in cui il religioso vive di preferenza, è data dal fatto stesso che tra queste mura si compie e si rinnova di giorno in giorno il fine della vocazione: la radicalizzazione del celibato e della vita di preghiera nel desiderio di penetrare sempre più il mistero dell’amore di Dio.

 

11. La sacralità dell'abito

L'abito liturgico è la veste con cui ci si presenta davanti a Dio. Ogni fratello nella fede è attento a considerare la sacralità dell'abito indossato, quale segno esteriore e "predicazione muta", rivolta a testimoniare il valore della consacrazione alla vita evangelica.

 

12. Vivere in armonia i tempi della fraternità

Gli orari sono formulati per mettere Cristo al vertice delle attenzioni della comunità e per dare ordine ed equilibrio alle attività e alla vita del monaco. E' necessario perciò vigilare affinché, per troppo zelo sociale o troppo lassismo morale, non si instauri il disordine e l'equilibrio si spezzi, magari in ragione di un atteggiamento troppo orientato a creare occasioni per socializzare. Bisogna difatti avere presente che il carisma cenobitico non è rivolto alla mondanità, sia pure all'interno di un contesto religioso (viaggi, pellegrinaggi, incontri, tavole rotonde ecc...).

La dimensione cenobitica è molto più vicina alla vita eremitica che non a quella diocesana.

Tutte le iniziative e attività, al di fuori del normale orario quotidiano, vanno sempre proposte e concordate nel rispetto della massima libertà individuale di adesione.

 

Opere Pastorali Vocazioni Cattoliche

ACCOGLIENZA  LAICALE  MASCHILE  PER  LE  VOCAZIONI  ADULTE

 

Domenica

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

6.30

PASTORALE**

LEVATA

LEVATA

LEVATA

LEVATA

LEVATA

LEVATA

6.50

UFFICIO DI LETTURE E MEDITAZIONE (individuale)

UFFICIO DI LETTURE E MEDITAZIONE (individuale)

UFFICIO DI LETTURE E MEDITAZIONE (individuale)

UFFICIO DI LETTURE E MEDITAZIONE (individuale)

UFFICIO DI LETTURE E MEDITAZIONE (individuale)

UFFICIO DI LETTURE E MEDITAZIONE (individuale)

7.45

S. MESSA E LODI (comunitarie)

S. MESSA E LODI (comunitarie)

S. MESSA E LODI (comunitarie)

S. MESSA E LODI (comunitarie)

S. MESSA E LODI (comunitarie)

S. MESSA E LODI (comunitarie)

8.00

COLAZIONE

COLAZIONE

COLAZIONE

COLAZIONE

COLAZIONE

COLAZIONE

8.30

LAVORO

LAVORO

LAVORO

LAVORO

LAVORO

LAVORO

12.00

ANGELUS E ORA MEDIA (comunitari)

ANGELUS E ORA MEDIA (comunitari)

ANGELUS E ORA MEDIA (comunitari)

ANGELUS E ORA MEDIA (comunitari)

ANGELUS E ORA MEDIA (comunitari)

ANGELUS E ORA MEDIA (comunitari)

12.30

PRANZO

PRANZO

PRANZO

PRANZO

PRANZO

PRANZO

PRANZO

13.30

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

15.30

PASTORALE**

MISSIONE O STUDIO*

MISSIONE O STUDIO*

MISSIONE O STUDIO*

MISSIONE O STUDIO*

MISSIONE O STUDIO*

MISSIONE O STUDIO*

18.45

MEDITAZIONE E VESPRO (comunitari)

MEDITAZIONE E VESPRO (comunitari)

MEDITAZIONE E VESPRO (comunitari)

MEDITAZIONE E VESPRO (comunitari)

MEDITAZIONE E VESPRO (comunitari)

MEDITAZIONE E VESPRO SOLENNE (comunitari)

19.30

CENA

CENA

CENA

CENA

CENA

CENA

CENA

21.00

COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE * (individuale)

COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE * (individuale)

COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE* (individuale)

COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE* (individuale)

COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE* (individuale)

COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE* (individuale)

COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE* (individuale)

21.30

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

SILENZIO

* Un giorno alla settimana, a rotazione, la Compieta e le orazioni della notte (Adorazione e S. Rosario) sono comunitari.

** La domenica e nei giorni festivi la Liturgia delle Ore si celebra in solitudine

 

13. Una sola croce per ogni ambiente, una SS. Messa per ogni giorno

Tutto, nella casa per fraternità, sia improntato all'insegna dell'essenziale: non per vanità ma per necessità. Difatti, tanto più il monaco è vanitoso, quanto più le pareti della sua dimora sono addobbate con i frutti della sua vanità.

In ogni stanza non dovrebbe mai mancare un crocifisso, né troppo piccolo né troppo grande, e l'arredamento della casa dovrebbe essere semplice e sobrio, come il carattere di chi vi dimora.

 

14. Accoglienza - Dare una famiglia a chi è senza famiglia

In teologia dogmatica l'ammirazione del creato corrisponde al primo livello della fede soprannaturale "preambula fidei". Se nell'uomo non dimora un senso di rispetto nei confronti di ciò che Dio ha creato, non esiste neppure autentica fede soprannaturale. Non si può amare Dio senza amare ciò che Dio ha creato. Non si può rispettare Dio, senza rispettare ragionevolmente le sue creature. Carità in Dio è carità verso le sue creature.

Così come Dio è misericordioso verso tutti e tutto, lo spirito che anima i fratelli nella fede sia quello della misericordia verso tutti e tutto; massima nei confronti dell'uomo, ma che non esclude nessun vivente.

Per i fratelli nella fede è certamente lecito dare accoglienza a chi è solo e abbandonato (persone o animali), purché non rechino disturbo al clima di quiete della clausura. Lo spirito di una tale accoglienza sarà quello di dare una famiglia a chi è senza famiglia.

Questa regola comprende anche il rispetto ragionevole per la vita e la libertà nei confronti di ogni innocente creatura di Dio. Non è carità quella che infierisce sui più deboli e ne fa oggetto di sfruttamento e sperimentazione. Ricordiamoci che non c'erano scienziati né professori a riscaldare Gesù nella mangiatoia, ma un bue e un asinello. E neppure quando affrontò lo scandalo della croce Gesù ebbe accanto a sé i magistrati e i rappresentanti della Gerusalemme sana e civile, ma egli condivise il supplizio della morte tra due malviventi... affinché sia scolpito nel Vangelo che ogni creatura agonizzante, perfino la più spregevole e ripugnante, rivive e condivide al suo fianco la passione di Cristo!

Essere vicini e partecipi alle sofferenze altrui significa assistere alla passione di Cristo.

Evitiamo dunque di accogliere gli insegnamenti di chi teorizza la sofferenza altrui per soddisfare ogni appetito, magari sul presupposto di qualcuno che ritiene di essere superiore a qualcun altro. Il Vangelo difatti ci insegna che se vogliamo entrare nel Regno di Dio dobbiamo farci piccoli e abbiamo il dovere di rinunciare al male sotto qualsiasi forma e sotto qualsiasi bandiera, poiché è più importante la salvezza eterna rispetto alla salvezza terrena: c'è chi muore in gloria di Dio ma dimenticato dagli uomini, e chi muore in gloria degli uomini ma dimenticato da Dio.

Davanti a Dio guardiamoci dal farci trovare dalla parte dei crocifissori; cioè dalla parte di chi deride, di chi sfrutta, di chi umilia, di chi denigra, di chi disprezza e si crede giusto e onesto... Stiamo invece dalla parte del Crocifisso e di ogni altra creatura crocifissa. Impariamo ad accettare il rimprovero che talvolta può anche ferire il nostro orgoglio ma ci aiuta ad essere persone più equilibrate e comprensive. Chi invece è abituato da troppo tempo ad imporre sugli altri la propria intemperanza, a vivere in un clima di impunità e ad essere sempre ascoltato ed esaudito in ogni suo desiderio ― anche quando egli non meriterebbe rispetto né i suoi desideri di essere esauditi ― rischia di cadere in un pericoloso delirio di onnipotenza che lentamente divora come un tumore le cellule sane della sua coscienza.

Nessuno deve sentirsi al di sopra della giustizia e della misericordia di Dio. Non c'è legge che possa superare la Legge di Dio.

"Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio". (Lc 6,36-38)

"Andate dunque e imparate cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". (Mt 9,13)

 

15. Onnivori nel fare il bene; non tanto nel mangiare!

I pasti, così come come la preghiera comunitaria, sono occasioni quotidiane di condivisione fraterna. Condivisione del cibo e condivisione della preghiera! Il cibo sostiene il corpo come la preghiera sostiene l'anima.

Un atteggiamento goliardico verso il cibo è una grave forma di mancanza di rispetto verso la provvidenza di Dio, e può vanificare l'impegno nel cammino vocazionale. Ringraziare il Signore con una breve preghiera prima e dopo i pasti rappresenta un'adeguata occasione per rendere grazie a Dio.

Evitare le orge della buona forchetta ed eliminare le libidini del palato, è un preciso impegno di ogni fratello nella fede. E' praticamente impossibile rinunciare ai piaceri sessuali se prima non si è in grado di rinunciare ai piaceri del palato.

L'alimentazione, all'interno della vita di fraternità, sarà semplice e frugale, senza troppe ricercatezze, finalizzata a saziare e non a viziare; con un uso moderato di vino, carni, caffè e in via generale di sostanze inebrianti o ad azione nervina; avendo presente che l'uomo non è ciò che è la sua dentatura, ma è ciò che è la sua coscienza morale e spirituale.

Nel corso degli incontri di convito, i fratelli nella fede sono invitati a parlare a bassa voce, affinché l'eccessiva esuberanza di pochi non finisca per capitalizzare l'attenzione di tutti i commensali, e lasciare così spazio al dialogo fraterno.

Se non siamo sacerdoti, non parliamo di Dio come se lo fossimo, ma esprimiamo con tranquilla chiarezza il nostro pensiero, affinché le nostre parole riflettano la nostra fede.

Così come è gradito non accavallare le gambe quando si è in preghiera o in un luogo di culto, è altresì gradito non accavallare le gambe quando si è a tavola come piccolo sacrificio in rispetto per la provvidenza di Dio.

L'ebdomadario che guida le funzioni sacre nell'arco della settimana, veglierà sui confratelli e avrà il compito di sancire l'inizio e la fine di ogni pasto comunitario.

La colazione mattutina è da considerarsi quale pasto individuale.

 

16. Il percorso di selezione

Questa "fraternità cenobitica per le vocazioni adulte", accoglie anime da consacrare a Dio alle quali offrire un orientamento vocazionale; affinché si preparino alla vita religiosa per il servizio della Chiesa; ognuno secondo i propri carismi e le proprie attitudini.

La persona che avrà espresso il desiderio di accostarsi a questo tipo di esperienza, dopo un primo colloquio col rettore della Casa o chi per lui, potrà trascorrere un primo periodo di discernimento in qualità di Ospite, per una durata che potrà variare tra i due mesi e un anno, di cui i primi 15 giorni saranno vissuti in una condizione di semiclausura. In questo periodo, il candidato Ospite, avrà il tempo per approfondire il significato della propria chiamata da parte del Signore, alla luce delle sacre Scritture e della preghiera...

 

 

 

17. Il percorso di formazione

 

 

 

18. Il percorso di confermazione

 

 

19. Amministrazione e rettorato

L'economia e l'amministrazione della fraternità sarà sempre improntata con buonsenso ad evitare gli sprechi, le cose di lusso e quelle superflue.

Nell'arredo della casa si eviteranno i modernismi eccessivi e le frivolezze, a favore di ciò che è semplice, utile ed essenziale; con buon gusto e senza sciatteria, poiché la semplicità non è sciatteria.

La funzione del rettore non sarà quella di impartire ordini, ma di fare rispettare la regola, in particolare attraverso il proprio esempio; dunque evitando di avere atteggiamenti petulanti.

Egli dovrà avere ben presente che il suo ruolo non è quello di essere il gestore della casa, ma il custode della regola.

La conduzione della casa, dal punto di vista pratico ed economico, sarà affidata all'amministratore; mentre l'esercizio del rettorato è una specifica competenza del custode della regola, il quale, nella scala gerarchica, occuperà il gradino più alto proprio in ragione del suo servizio di tutore.

Il custode della regola avrà facoltà di richiamare i fratelli nella fede, di ammonirli con fermezza ma senza arroganza, fino ad arrivare alla espulsione di chi ostinatamente agisce in contraddizione ai concetti enunciati nella presente norma di vita, e porta lo scompiglio e il disordine nella comunità.

Il disordine è ciò che si oppone all'ordine della regola.

 

"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri,

come io ho amato voi" [Gv 13,34]

 

 

Benedetto sei tu, Signore,

perché ero caduto e mi hai rialzato.

Ero nelle tenebre e hai illuminato il mio cammino.

Avevo sete della tua divina grazia e mi hai dissetato.

 

 

Padre santo e misericordioso abbi pietà di noi,

preservaci da ogni male

e infondi nel nostro cuore la tua misericordia.

 

 

 

   

 

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