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RICCARDO FONTANA
PER GRAZIA DI DIO E DELLA SEDE APOSTOLICA
ARCIVESCOVO DI SPOLETO-NORCIA
Ai diletti figli e figlie
eremiti della Santa Chiesa Spoletana-Nursina:
salute, pace e gioia nello Spirito Santo!
Il
desiderio di piacere a Dio solo vi ha spinti a cercare
le condivisioni di una vita santa (Gregorio Magno,
Vita di Benedetto in Dialoghi, II, Prologo, 1.) e
attualizzare l'esperienza del deserto. Il Signore Gesù
ce ne ha dato molte volte nell'Evangelo l'esempio con
un intenso bisogno di solitudine ricca di preghiera e
comunione con il Padre.
Membra del suo corpo che è la Chiesa, siete coscienti
che "Dio ha composto il corpo, conferendo maggior
onore a ciò che mancava, perché non vi fosse disunione
nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cure le
une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le
membra soffrono insieme, e se un membro è onorato,
tutte le membra gioiscono in lui. Ora voi siete corpo
di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte". (I
Cor 12,24-27).
Questa profonda partecipazione al Corpo di Cristo vi
pone altresì in stretta comunione con me e con questa
nostra santa Chiesa che io servo per ministero
apostolico.
Ringrazio Dio benedetto che ha suscitato e suscita in
mezzo a noi anime generose che vogliono consacrare la
loro vita a lui nella via dell'eremo, secondo una
nostra antichissima tradizione che trova il suo
prototipo nel grande Spes di Campi (Gregorio Magno
ibid., IV, 11), maestro di s. Benedetto, e negli altri
padri che si sono susseguiti, alcuni autoctoni, altri
pellegrini qui accolti con gioia. Non posso non
ricordare i primordi e cioè le laure delle valli
Campiana e Castoriana con Spes, Eutizio e Fiorenzo
(Gregorio Magno, ibid.,III, 15; IV, 1; IV, 14), il
Monteluco di Spoleto con il siriaco Isacco (Gregorio
Magno, ibid., III, 14), lo spoletino Gregorio del
Santo Chiodo, Giovanni Parenense a Perchia, anche lui
siriaco come Felice, Mauro ed Eufrosia, Giovanni,
Lazzaro e Jacopo in Val di Narco, e tanti altri i cui
nomi sono scritti nel Libro della Vita. La tradizione
eremitica che ne seguì fiorentissima per quindici
secoli soprattutto attorno alla Congregatio
Eremitarum Montis Luci, gloriosa Istituzione di
fede e di cultura.
Questa antica presenza si è rinnovata, per grazia
dello Spirito di Dio, in questi nostri tempi e
richiede da parte mia il servizio di discernimento e
del governo. La santa Madre Chiesa demanda al Vescovo
di attendere a voi, di guidarvi ai sensi del Can. 603
- 2 del C.J.C. e di stabilire norme adeguate perché,
tramite la loro osservanza, lo Spirito Santo, che
affida alla Chiesa i doni della vita consacrata "vi
aiuti ad esprimere le vostre finalità in modo migliore
ed allo stesso tempo vi tutelino" secondo quanto
disposto dal Can. 605 del C.J.C. Pertanto vi affido
l'unita
Norma di vita per gli eremiti della santa Chiesa di
Spoleto-Norcia
che in forza della mia autorità stabilisco con il
presente Decreto, dato in Spoleto, alla mia Sede
Arcivescovile, il 2 luglio 2006, Memoria
dell'Incoronazione della Santissima Icone della Madre
di Dio Haghiosoritissa.
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L'Arcivescovo è il Superiore nativo di tutti gli
eremiti, uomini e donne, dell'Arcidiocesi poiché "sono
Chiesa il popolo adunato intorno al Vescovo ed il
gregge che sta unito al proprio Pastore. Devi infatti
sapere che il Vescovo è nella Chiesa e la Chiesa nel
Vescovo e se qualcuno non è con il Vescovo non
appartiene alla Chiesa". (S. Cyprianus Florentio
Puppiano, Ep. LXVI, VIII, 3)
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L'Arcivescovo può delegare un Presbitero in sua vece
che può essere il Padre spirituale degli eremiti.
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Il candidato alla vita eremitica, sacerdote, diacono o
laico, presenterà domanda scritta all'Arcivescovo,
accompagnata da documentazione: atti di battesimo e
cresima, di rdinazione se presbitero o diacono,
lettere di presentazione del Vescovo o del Parroco del
territorio da cui si proviene, lettere dimissorie del
Vescovo proprio per i presbiteri e i diaconi.
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Accolta dall'Arcivescovo la richiesta di iniziare la
vita eremitica, il candidato abiterà l'eremo
destinatogli. Inizierà quindi, sotto la guida del
Padre spirituale, un periodo di discernimento perché
devo essere certo di chiari segni di vocazione
eremitica. Stabilisco quindi un tempo di postulandato
di almeno un anno.
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Si farà attenzione, durante il postulandato, che il
candidato dia prova di buon equilibrio psicologico ed
affettivo, e di buona salute fisica e spirituale.
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Lo svolgersi del postulandato sarà deciso dal Padre
spirituale in accordo con l'Arcivescovo.
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Trascorso un anno di postulandato, il candidato
sarà ammesso al noviziato e gli sarà imposta la tunica
cinerina - senza cappuccio e scapolare - e la cintura
di cuoio.
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Il periodo del noviziato durerà un anno ed il
candidato sarà aiutato dal Padre spirituale a
coltivare le virtù umane cristiane e monastiche.
Riceverà una buona formazione biblica, patristica e
dogmatica ed una forte direzione spirituale.
Apprenderà la Lectio Divina, l'educazione alla
preghiera, alla solitudine, al digiuno e a tutte le
esigenze della vita di totale donazione a Dio
benedetto nella libertà della castità, dell'obbedienza
condivisa nella gioia della povertà.
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Al termine del noviziato avrà luogo la Professione
monastica nelle mani dell'Arcivescovo con l'obbligo di
osservare i voti di castità, povertà e obbedienza
almeno per un anno. Trascorso l'anno in oggetto, i
voti saranno rinnovati privatamente nelle mani del
Padre spirituale ogni tre anni. L'arcivescovo può, a
suo insindacabile giudizio, ammettere anche alla
professione perpetua. Secondo la tradizione dei Padri
essendo la vita monastica paragonata ad un secondo
Battesimo, si consiglia di emettere la Professione
durante la grande veglia Pasquale. Segno dell'avvenuta
Professione saranno il cappuccio, lo scapolare e il
mantello.
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Gli eremiti abitino sempre un numero dispari fino ad
un massimo di cinque (uno, tre, cinque); si coordinino
tra loro scegliendosi un anziano, confermato
dall'Arcivescovo, udito il Padre spirituale. Ogni
eremo sarà comunque autonomo.
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La vita eremitica sia scandita dalla preghiera e dal
lavoro. Essi celebreranno la Liturgia delle Ore
secondo il Rito Romano o la Regola di S. Benedetto; il
libro del Salterio accompagni sempre la loro giornata.
Si dia ampio spazio alla contemplazione ed alla
lettura dei Libri Sacri e degli scritti dei santi
Padri, specie di coloro che vissero nell'eremo o nel
monastero. Nelle domeniche e nelle feste
parteciperanno alla Liturgia eucaristica parrocchiale,
ricordando di essere un segno della santità della
Chiesa.
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Le mani dell'eremita non siano mai oziose: o innalzate
per la preghiera o disposte per il lavoro. Ogni eremo
presenterà all'Arcivescovo il suo orario di vita
quotidiana. Parimenti ogni anno presenterà il
bilancio.
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Ogni tre mesi gli eremiti si raduneranno a Capitolo,
presente il Padre spirituale; detto Capitolo, che sarà
presieduto a turno da uno di loro, darà luogo a
momenti di preghiera e di condivisione fraterna. Tutte
le decisioni importanti per la fraternità eremitica
saranno prese in modo collegiale e saranno presentate
all'Arcivescovo per l'approvazione.
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Il 13 settembre di ogni anno, transito del
protopatriarca degli eremiti e monaci della nostra
Chiesa, S. Spes, che costituiamo vostro Patrono, ,
l'Arcivescovo presedierà la Liturgia Eucaristica
nell'Abbazia di S. Eutizio in Valle Castoriana presso
il sepolcro del Santo, alla presenza di tutti gli
eremiti.
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Come Padre e servo di questa santa Chiesa
Spoletana-Nursina vi esorto a restare sempre in
comunione con tutti i fratelli in cammino verso il
Signore e vi benedico nella gioia dello Spirito Santo.
Santa Maria, Madre di Dio e nostra, sia vostra guida e
vostro modello insieme ai santi Spes, Benedetto,
Scolastica e tutti i santi monaci ed eremiti che sono
passati al Signore. Amen.
Spoleto, 2 luglio 2006
Memoria dell'incoronazione della Santissima Icone
della Madre di Dio Aghiosoritissa.

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Arcivescovile
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