|
Il vademecum della fraternità
Si parla sempre più spesso e con una certa apprensione della
crisi di vocazioni in Italia; ma paradossalmente chi è
alla ricerca di un orientamento vocazionale, soprattutto
quando si tratta di persone adulte, trova enormi
difficoltà ad accostarsi a strutture di accoglienza e di
formazione cattolica.
Certamente viviamo in un'epoca di grandi trasformazioni
sociali, culturali e di costume. La Chiesa sta facendo
grandi passi per adattarsi e non perdere quel contatto
così importante con la gente. Talvolta accade che ciò
avviene a discapito di quella che potremmo definire la
dimensione più mistica e spirituale, per favorire alcuni
aspetti di ordine sociale. La Chiesa si trasforma in
questi casi in un luogo di
aggregazione e di socializzazione più che di ricerca del
sacro.
Chi ha avuto occasione di frequentare i "campi della
Parola" o di discernimento vocazionale, spesso si è
ritrovato a vivere esperienze ben lontane da quel clima di
preghiera vissuta nel silenzio e nella contemplazione che
avrebbe immaginato. Tutto l'organigramma strutturale della
Chiesa cattolica in Italia, sembra rivolto al mondo della
pastorale vocazionale infantile e adolescenziale, in un
paese dove l'età media della popolazione si è notevolmente
innalzata e il tasso di natalità si è ridotto ai minimi
storici. La società cambia, è in movimento, e alle volte
lo stile di vita di pochi decenni or sono sembra risalire
a un passato di molti secoli fa'. Nel mondo occidentale
mancano i giovani; le famiglie con oltre due figli sono una rarità. E questi piccoli sono spesso contesi,
coccolati e viziati ben oltre la maggiore età. L'idea che
un ragazzo di 15 anni possa entrare in seminario, oggi è
divenuto un evento straordinario. La Chiesa italiana, in ambito vocazionale, in
certe occasioni opera
ancora come se fosse inserita in un contesto sociale di
sovrappopolazione infantile, di famiglia patriarcale, di
analfabetismo e di miseria.
Oggi le scelte sono al contrario più consapevoli e meno dettate dalle
necessità. Ogni decisione viene pianificata, ponderata a
lungo e spesso rimandata negli anni.
La mancanza di coerenza come argomento di analisi nella crisi delle
vocazioni
Non
si può inoltre trascurare l'argomento della mancanza di
coerenza rispetto ad alcuni temi proposti dalla vita
consacrata. Pronunciare ad esempio il voto di povertà e
non farsi mancare nulla, se non vivere addirittura nel
lusso, costituirebbe una forma di incoerenza capace di
corrodere alla radice lo spirito di molte vocazioni. O
ancora, in riferimento a quegli atteggiamenti estremi di
frenetica e apparente ricerca di una spiritualità da
esteriorizzare che sfocerebbe in un vago misticismo
religioso da un lato, o per il verso opposto, in un
eccessivo materialismo che lentamente volgerebbe l'animo
di alcuni consacrati a sposare i valori della medio
borghesia imprenditoriale, al posto della croce su cui Cristo ha scritto
col suo preziosissimo sangue il disegno di Salvezza per
noi tutti.
Questo è il pensiero che dimora nella mente di chi è
autenticamente in
cammino verso Dio:
"Vorrei mettere Cristo al centro della mia vita, e vorrei
trovare una guida spirituale che mi aiutasse in questo mio
proposito. Questa è la mia unica difficoltà; non cerco
frati né suore che mi insegnino a cantare, a ballare e mi
intasino la testa di ragionamenti spesso banali o troppo
tortuosi sul significato di una scelta così difficile e
impegnativa. Ad organizzare feste, pranzi e serate mondane
me la cavo benissimo da me stesso. Ora vorrei invece rivolgere il mio spirito a una
dimensione più semplice e raccolta".
Alla luce di questi fatti, appare
evidente quanto sia necessaria ed urgente una politica di
ampliamento e regolazione in ambito di pastorale delle vocazioni, in
grado di dare risposte equilibrate e soddisfacenti a quelle persone che
sono all'autentica ricerca di Dio.
Ciò che manca sembrerebbe essere una struttura
intermedia di coordinamento e di collegamento tra il seminario e la società
civile, tra la vita cristiana e la vita non cristiana, capace di accogliere e impartire con dolcezza un
primo livello di formazione a quei soggetti adulti
chiamati alla vita consacrata;
cioè in riferimento a quell'attività propriamente detta di "propedeutico".
Ma in questo caso, a differenza dei cosiddetti seminari
minori o diocesani, si tratterebbe di una attività rivolta
a creare un ponte tra gli impegni e le responsabilità
della vita secolare nella quale il soggetto si troverebbe
ancora coinvolto, rispetto a una dimensione di vita consacrata:
una sorta di gradino intermedio tra due realtà piuttosto
distanti tra loro.
L'oggetto centrale di cerniera tra le due realtà sopra
citate, sarebbe quello di una sede "super partes"
in grado di proporsi anzitutto come punto di contatto tra
il soggetto impegnato in un cammino di discernimento
vocazionale ed il Seminario o l'istituto religioso al
quale successivamente il postulante potrebbe essere indirizzato,
dopo un opportuno e graduale periodo di formazione e di
verifica.
La realizzazione di una Casa di Accoglienza per vocazioni
adulte, sembrerebbe il cardine su cui sviluppare una prima
opera di cernita e di successivo orientamento dei soggetti che vi si accosterebbero. Le finalità sarebbero
quelle di individuare, accogliere, conoscere, orientare e
infine indirizzare il postulante verso la direzione più
adeguata alle sue caratteristiche individuali.
La vita nella
comunità religiosa
L’idea di una Casa di Accoglienza per vocazioni adulte
organizzata su un ordinamento gerarchico di tipo
militare, o peggio ancora stile ciurma di un veliero
mercantile medievale, è qualcosa che attualmente nel mondo
occidentale si può definire "improponibile". In effetti
la struttura politica delle comunità religiose che
negli anni si sono succedute, spesso hanno
rispecchiato il modello politico e sociale dell’epoca
in cui erano sorte. Questo sia per motivi di carattere
culturale, sia per quanto riguarda l’aspetto sociale
degli usi e dei costumi in vigore nelle trascorse
epoche. Perciò l’idea di costituire
oggi una comunità religiosa, non può che fondarsi su
un modello più aperto e pluralista.
Una
comunità di questo tipo non andrebbe concepita come un
campo scuola e neppure come un campo di lavoro, ma
potrebbe essere fondamentalmente intesa come una forma
di coabitazione tra più persone aventi come obiettivo la
sequela di Cristo secondo determinati valori, che nel nostro caso possono
essere definiti valori di carattere religioso, per mettere Dio
al centro della propria esistenza. Da qui la
necessità di avere degli orari comuni di preghiera
applicati con buon senso e intelligenza.
Il troppo
zelo spesso indica una certa mancanza di
buonsenso: l’alpinista esperto sa bene che se
vuole arrivare in vetta e portare con sé anche gli
escursionisti meno capaci deve moderare il passo, e
così deve essere anche per chi guida una comunità
religiosa. Tenere un passo lento ma costante nella
preghiera sarà indice di maturità spirituale, per
offrire i mezzi e gli strumenti adeguati al fine di mettere Gesù Cristo al centro della propria vita. Chi invece
parte di corsa pensando di stupire tutti con le
proprie prestazioni "atletiche", non
è che un podista desideroso di emergere e mettersi in evidenza.
Cosa molto pericolosa, perché oltre a bruciare se
stesso, rischia di bruciare le persone che a lui si
affidano con fiducia. Su questo argomento possiamo
trarre insegnamento dalle comunità religiose più
antiche, le quali nel corso dei secoli hanno smussato
gli aspetti più critici ed estremi del vivere in comune.
L'orario di preghiera rappresenta l'ossatura della
fraternità; significa mettere Dio al primo posto.
Attenersi ad un orario di preghiera che scandisce i
vari momenti della vita quotidiana, costituisce
l'elemento di supporto per mettere Dio al centro della
propria esistenza.
Uno dei criteri logici per stabilire gli orari di
preghiera di una fraternità può essere il seguente:
"Quando ci si incontra per condividere il cibo per il
corpo, ci si riunisce prima per condividere insieme il
cibo per lo spirito". Se dunque si stabilisce che la
prima colazione è ad esempio alle 8:00 del mattino, il
relativo ufficio liturgico potrà essere fissato alle
7:30.
Un esempio di orario feriale di una comunità religiosa può
essere quello applicato da alcuni monasteri
benedettini e francescani:
6:30
- LEVATA
6:50 -
UFFICIO di LETTURE e MEDITAZIONE
(individuale)
7,45
- LODI MATTUTINE
(in
chiesa)
8.00 - COLAZIONE
8.30 - LAVORO MANUALE
12:00 - ANGELUS e ORA MEDIA
(in chiesa)
12.30 - PASTO
13.30 - SILENZIO
15.30 - MISSIONE, STUDIO O RIFLESSIONE PERSONALE
18.45 - MEDITAZIONE E VESPRO
(in chiesa)
19.30 - PASTO DELLA SERA
21.00 - COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE
(individuale)
21.30 - SILENZIO
La
domenica e nei giorni festivi la Liturgia delle Ore si
celebra in solitudine.
°°°°°°
Da come si evince da questo prospetto è possibile
individuare alcuni criteri fondamentali. Il primo,
come si è affermato poc'anzi, è
che tutti gli appuntamenti comunitari di preghiera sono
collocati prima dei pasti. Nel senso che se ci si
riunisce per mangiare, ci si può e ci si deve riunire
a maggior ragione anche per pregare: prima di
condividere uniti il nutrimento per il corpo, difatti,
è bene condividere uniti il nutrimento per lo spirito.

Il secondo aspetto riguarda il numero di questi
appuntamenti comunitari, che nella fattispecie sono tre: mattino, mezzogiorno e sera. Al di
fuori di questi incontri si presuppone che persone in
età adulta e capaci di intendere e di volere siano in
grado di gestire e organizzare la propria giornata e
il proprio tempo in modo autonomo, costruttivo e
indipendente, coniugando le proprie esigenze con
quelle della Casa per Fraternità.
Un terzo aspetto non evidenziato dal prospetto ma
presente nella
Regola,
riguarda il clima di silenzio, serenità, rispetto
reciproco e pacatezza nei modi che devono instaurarsi
nella comunità religiosa.
Conduzione della Casa di
Accoglienza per vocazioni adulte
Una comunità religiosa è costituita da più persone, ognuna
con il proprio temperamento e le proprie attitudini. Ci
sarà chi lavora di più con le braccia e chi lavora di più col cervello. Ci sarà chi
prega di più con la bocca e chi prega di più con il
cuore. Ci sarà chi è più puntuale agli appuntamenti e
chi lo sarà di meno. Ci sarà chi produce di più e mangia
di meno e chi produce di meno e mangia di più. La
funzione di chi coordina la fraternità non sarà di
omologare e piegare ai propri argomenti i fratelli,
come fa’ colui che immagina di capire più degli altri
proponendo i propri limiti come modello da imitare; ma
potrebbe essere quello di saper cogliere e interpretare
alcune caratteristiche individuali, per orientare i
confratelli verso le attività a loro più rispondenti.
Ciò che tuttavia è da ritenersi
di estrema importanza, è proprio questo senso di
trovarsi a casa propria nel rispetto altrui. Ognuno
con un proprio spazio, una propria autonomia e
responsabilità.
Sentirsi a casa significa
"sentirsi bene", in equilibrio
con se stessi e con le persone che coabitano con noi. In
un certo senso, la casa, è il luogo che ci rappresenta,
dove teniamo i nostri oggetti e troviamo rifugio, pace e
tranquillità.
Non è concepibile pensare di potersi
affidare a un coordinatore che non abbia ben chiaro il
concetto che trovarsi alla guida di una comunità
significa non imporre le proprie utopie di cristianità,
ma offrire uno spazio affinché ognuno realizzi se
stesso in Cristo Signore. Perciò è molto importante
che al di fuori degli appuntamenti comunitari, ognuno
organizzi la propria giornata secondo il proprio carisma e
la propria indole.
Nessuno, ad esempio, dovrebbe vietare il
digiuno o la levata notturna di preghiera, ma neppure la
si
dovrebbe imporre agli altri. Nessuno si dovrebbe sentire
"migliore" degli altri perché prega di più, lavora di più
o possiede una maggiore cultura.
Va' rifiutata con forza l’idea di appartenere ad una
comunità che sia costretta ad adeguarsi in modo
ossequioso agli impegni e agli orari di una sola
persona. Non è altrettanto concepibile pensare ad una
comunità dove tutto ruoti e sia nelle mani e nelle
disposizioni di una sola autorità: amministrativa,
ecclesiastica, didattica, organizzativa e di
controllo.
Paradossalmente è stato riscontrato che il principale
elemento di disturbo in alcune fraternità è costituito
proprio dalle incombenze e da un atteggiamento talvolta petulante
di chi le governa... e vaga per il convento a rompere
il silenzio ai fratelli! Queste persone, pur senza esserne
pienamente consapevoli, finirebbero col mettere i propri
impegni sociali al centro della vita dei confratelli, impedendo
con il loro comportamento talvolta troppo esuberante, di mettere Dio al primo posto
nella fraternità.
Le premesse per costituire una fraternità religiosa
Oggigiorno una comunità religiosa è fatta anzitutto di
rapporti interpersonali tra gente matura e responsabile,
dove ognuno costituisce se stesso con tutti i propri
limiti e
qualche pregio. Se non siamo disposti ad accettare
questa realtà secondo la volontà di Dio è meglio rinunciare
per due motivi:
1)
non perdiamo tempo noi
2)
non facciamo
perdere tempo agli altri.
Non è concepibile pensare a una comunità religiosa
fatta di gente da modellare a propria immagine e
somiglianza.
Per costituire una fraternità servono invece delle premesse, e le
premesse sono:
1) L'intervento della grazia di Dio
2) La disponibilità dei fratelli a vivere uniti nella fede
3) Un luogo dove vivere e
condividere questa unità di intenti
Riguardo al secondo e al terzo punto, se teorizziamo una struttura di accoglienza vocazionale, è
necessario anzitutto pensare al dove, al
come e al perché:
Dov’è la dimora di questa
comunità?
Come si mantiene?
Perché si costituisce e con quali finalità?
Che
prospettive offre a chi vi si accosta?
Ognuno può darsi le risposte che vuole, purché i
presupposti di base siano rispettati. E questi presupposti dovrebbero essere quelli di una
coabitazione armoniosa ed equilibrata, con dei tempi e
degli spazi ripartiti dove nessuno imprima sugli altri
il proprio carisma, dato che soltanto il carisma di Cristo deve
emergere ed imprimersi nei fratelli nella fede attraverso uno stile di vita rivolto alle
cose dello spirito e non a quelle della carne o della
mondanità.
Ognuno quindi dovrebbe pensare in primo luogo a non
far pesare sugli altri la propria presenza e a non essere
di inciampo a chi seriamente ricerca Dio: nella preghiera,
nel silenzio, nel lavoro e nella solitudine. Il tono
della voce deve perciò sempre essere misurato, all’interno
della casa ci si deve muovere con delicatezza, senza
sbattere le porte e cercando di evitare ogni rumore
inutile e molesto. La puntualità agli incontri quotidiani è una
forma di rispetto verso il prossimo, e chi non è puntuale
non deve pretendere che la comunità si adegui ai
suoi ritardi. Una comunità religiosa non è un condominio ma la
casa di chi si avvicina a Dio “con la pietà di chi cerca
umilmente”.
Inoltre,
davanti al tabernacolo ci si trova davanti a
Dio, e chi tutto sommato non crede... eviti di distrarre i credenti.
Sembrerebbero tutte cose ovvie e invece non lo sono...!!!
Il percorso di selezione
Una comunità religiosa di persone mature non può essere un
collegio per ragazzini, sia dal punto di vista
strutturale e logistico, sia per quanto concerne
l’aspetto organizzativo, economico-amministrativo e di
ripartizione di tempi e spazi.
Una comunità così concepita dovrebbe essere aperta a
chiunque desideri ardentemente fare un’esperienza di
questo tipo, senza escludere nessuno a priori. Non sarà
possibile rifiutare quello perché è troppo anziano,
l’altro perché chiacchiera molto, il successivo perché ha
la tosse o quell’altro
ancora perché è stato in galera. Una tale comunità avrà la
fisionomia di una fraternità cenobitica aperta a
chiunque, ma con un regolamento in base al quale la
selezione avverrà in modo naturale:
chi non è
idoneo si esclude da se stesso.
Il percorso di formazione
Il percorso di formazione costituisce l'elemento centrale
rispetto a quanto fino ad ora è stato detto. In effetti
una vocazione potrà dare i suoi frutti, allorché il lavoro
di crescita e di maturazione sarà stato adeguato e
rappresentativo di uno stile di vita coerente ed
equilibrato.
Proprio nell'introduzione di queste pagine ci si riferisce
alla vocazione utilizzando come paragone i fragili
germogli da coltivare con ogni premura e delicatezza.
Questo esempio è certamente indicativo di una realtà che
talvolta, con l'intento di estirpare la gramigna, calpesta
le pianticelle fragili e sane. Difatti, la gramigna, anche
se viene calpestata cresce robusta e si fa spazio in mezzo
alle coltivazioni, sia pure nelle condizioni più
sfavorevoli; mentre i germogli di molte piante daranno
frutti succosi e abbondanti solo se avranno trovato del
buon terreno trattato e coltivato. Ma è
altresì vero che talvolta sono proprio le situazioni
avverse a mettere alla prova l'autenticità delle
vocazioni.
Economia e Amministrazione
"Nessuno può servire allo stesso tempo Dio e il
denaro". (Mt 6,24)
Dal punto di vista economico e amministrativo una
comunità di persone adulte si dovrebbe mantenere col
lavoro degli stessi confratelli. Il sistema economico e
sociale dell’epoca in cui viviamo non permette tuttavia
uno stile di vita troppo rurale, a meno che
non siamo disposti a rinunciare al telefono, alla
corrente elettrica, all’automobile, al computer, alla
televisione e al riscaldamento centralizzato per
vivere di stracci e rottami. Dunque non sarebbe
ipotizzabile una
comunità
di gente che vive in uno
stato di clausura zappando la terra e tagliando la
legna; ciò tuttavia non esclude che coloro i quali
abbiano questo desiderio e avvertano questo tipo di
chiamata vocazionale non possano effettivamente vivere
in questo modo in parte sostenuti dagli altri
fratelli.
Ad ogni modo non è possibile coinvolgere persone
adulte a un determinato progetto di vita “definitivo”, se
non sono ben chiare le prospettive e le condizioni che
regoleranno questo tipo di rapporto. L’uomo adulto non ha
più una famiglia alle spalle che lo sostiene, e prima di
proporgli di rinunciare al proprio lavoro e alla propria
casa, è assolutamente necessario essere ben certi che egli
sia già inserito in modo appropriato ed equilibrato
all’interno del nuovo contesto; affinché tale scelta non
si tramuti in un salto nel vuoto. In questo senso è sempre
preferibile che il passaggio dalla vita secolare a quella
religiosa avvenga in modo graduale e in un arco di tempo
piuttosto lungo. Non si può essere superficiali su queste
cose, perché le persone vanno sempre trattate con il
massimo senso di responsabilità e rispetto.
Incarichi e mansioni
Ognuno all'interno della
fraternità dovrebbe rivestire incarichi e mansioni che
egli amministra in modo responsabile ed autonomo,
rivendicando il diritto di essere rispettato in ciò
che egli esercita anche se non perfettamente.
Inoltre, il rispetto
reciproco deve assolutamente risiedere alla base di
qualsiasi tipo di rapporto. Su questo argomento non
devono esistere compromessi. Allora deve essere chiaro
che ognuno all'interno della fraternità rivestirà
incarichi, umili o importanti che siano, gestiti e
amministrati responsabilmente, autonomamente, secondo
il proprio estro e le proprie capacità; dato che
ciascuno ha facoltà di ragionare con la propria testa.
Chi poi ha la pretesa che ogni cosa, nel dettaglio,
debba essere fatta a modo suo, se ne stia per conto
suo...!
Un fratello nella fede
non è un inserviente, e chi governa la fraternità non
è un faraone ma è servo di Dio e dei fratelli.
Incontri vocazionali
Riguardo all'accoglienza di persone motivate a
condividere un comune cammino in Cristo Signore,
crediamo che si possano invitare queste persone a vivere i
tempi e i modi della fraternità, senza nulla di
eccezionale e di straordinario, al di fuori di quella
che potremmo definire la santa e semplice
quotidianità. Noi siamo per una spiritualità
ordinaria e quotidiana, dove non si allestiscono
teatri e
tavole rotonde. Il
motto potrebbe essere: "Vieni quando vuoi ad
ascoltare il silenzio e a condividere
in Cristo e Maria la nostra quotidianità".
Non mettiamo limiti alla Provvidenza, non chiediamo
alla Provvidenza che ci mandi le vocazioni dal 5
all'11 giugno dalle ore 8:30 alle 11:30. Ben vengano in questo caso le
mortificazioni di Dio. Ben vengano ancora le
mortificazioni di Dio se rubiamo ai venditori di
pentole il loro mestiere come fanno alcuni religiosi
nei loro corsi vocazionali, e lasciamo pure che i
sociologi e gli psicologi si occupino di sociologia e
di psicologia nelle sedi
appropriate. I dibattiti e le
conferenze lasciamole alle trasmissioni radiofoniche e
televisive. Chi intende servire Cristo lo faccia nella
propria semplice quotidianità, senza cercare di
colmare il proprio vuoto di contenuti spirituali
attraverso le varie attività di animazione, che alla
fine sono
tutto fumo e niente arrosto.
Pronunciare il voto della "santa
semplicità"
La coerenza e l'onestà sono la piattaforma sulla quale è
possibile costruire con gioia ed equilibrio la propria
formazione alla vita consacrata.
Ci si dovrebbe quindi porre il quesito di come sia
possibile rispondere in modo coerente e adeguato ai voti
di castità, obbedienza e povertà, se poi, nel caso
specifico ad esempio della povertà, nella sostanza non ci manca nulla
e nulla ci si fa mancare. Per rispondere a questo
interrogativo non è sufficiente nascondersi dietro
l’affermazione che l’importante è che tutto sia intestato
a nome di mamma Chiesa; perché
fanno così anche i figli di papà, i delinquenti e i mafiosi,
che nulla hanno intestato a se stessi ma tutto possiedono. Forse,
più che ad una povertà utopistica e odiernamente
irrealizzabile, si dovrebbe iniziare a parlare di
“santa semplicità”.
Pronunciare il voto della “santa semplicità”
avrebbe il significato di testimoniare coerentemente
nella quotidianità i
principi del Vangelo, così come la famiglia di
Nazareth li visse nel crescere Gesù Bambino. La santa
semplicità è fisionomia stessa della Santa Vergine Madre
di Dio.
La santa semplicità è una madre che nutre ma non vizia,
che offre il necessario sostentamento ma non il superfluo.
La santa semplicità è casta nel parlare, casta nel
vestire, casta nel mangiare, casta nel corpo e casta nella
mente.
La santa semplicità è sempre dignitosa pur nella
povertà e non cede il passo alle sciccherie né alla
sciatteria. La santa semplicità non ama gli eccessi per un
verso né per l’altro. La santa semplicità non è mai
superba e vanitosa ma dolce, umile e talvolta un po’
ingenua. La santa semplicità si commuove alla sofferenza,
è premurosa verso i bisognosi e non sbarra le porte e i
cancelli come chi deve custodire un capitale. La santa
semplicità non si occupa delle cose grandi ma di quelle
piccole. La santa semplicità non cammina con lo sguardo
rivolto al cielo ma guardando a terra attenta a non
calpestare nessuno. La santa semplicità è amica di tutte
le creature di Dio, anche delle più umili. La santa
semplicità sacrifica se stessa per amore del prossimo,
così come Cristo ha sacrificato se stesso versando il
proprio sangue sulla Croce per amore nostro.
Conclusione
Una Casa di Accoglienza vocazionale non
la si costruisce ma viene da Dio, secondo i suoi tempi
e le sue modalità. Noi possiamo soltanto metterci al
servizio di Dio nell’offrire la nostra disponibilità e le
nostre risorse, affinché persone aventi in comune il
desiderio e la volontà di condividere i principi del
Vangelo, si uniscano in
un cammino comune per fare di Cristo il principio ed
il fine della propria esistenza.
Padre santo e misericordioso
guidaci nella giusta direzione e abbi pietà di noi
di Giancarlo A.
Vai alla Regola

|
LITURGIA DELLE ORE
La preghiera nel ritmo del tempo
Il
libro dei salmi è un’antologia di 150 cantici di varia
estensione e di vario soggetto, che costituiscono
una sintesi dell’AT in chiave di poesia, dottrina e di
preghiera. In greco “Salmo”, indica un cantico
accompagnato da strumenti a corda; il corrispondente
in ebraico è “preghiera” o “lode”.
Il
Salterio
—
così
viene chiamato il libro nel suo complesso
—
fu infatti largamente usato nella liturgia del tempio
di Gerusalemme, come indicano i titoli preposti alla
maggior parte dei salmi, che contengono spesso
istruzioni liturgiche e musicali di difficile
interpretazione.
I
salmi sono preghiera,
ed
esplicano interamente questa funzione in una
situazione cultuale. Chi prega con i salmi, annuncia
profeticamente, come realizzantesi ora, la volontà di
Dio. Tutto quello che è scritto nell’AT si trova
nel salterio, con questa differenza: i salmi lo
rendono efficace. Essi sono la voce della Chiesa
tutta, che vive e testimonia riunita la sua dimensione
escatologica.
Quando i salmi vennero tradotti in greco, la maggior
parte ricevettero una numerazione inferiore di una o
due cifre rispetto a quella ebraica. Molti salmi hanno
un titolo, per noi dal significato oscuro, che indica
forse l’autore, la melodia, gli strumenti musicali o
le circostanze a cui il salmo si riferisce.
Autore e epoca –
Dal punto di vista cronologico,
i 150 carmi si distribuiscono lungo un periodo di
molti secoli, dall’epoca di Davide al IV sec. a.C.
(la paternità di Davide è fittizia). David è divenuto
il modello tipico del sacro cantore, come Salomone lo
è diventato per la sapienza e Mosè per la Legge. Il
salterio attuale è il risultato ultimo di una lunga
attività liturgico-musicale e poetica che ricopre gran
parte della storia d’Israele, ed in cui è stato
raccolto materiale vario. Tutto ciò conferisce alla
preghiera un tono di sovrastoricità e di validità
perenne, che tuttavia rende molto difficile attribuire
ai singoli salmi una datazione precisa.
blu = coro alterno A
rosso = coro alterno B
nero
= insieme
UFFICIO DELLE LETTURE
(genuflessi)
Ti
adoriamo, o santissimo Signore Gesù Cristo, qui e in
tutte le tue chiese che sono nel mondo, e ti
benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento
il mondo.
LODI MATTUTINE
(in piedi)
†O
Dio vieni a salvarmi.
Signore vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei
secoli. Amen
(T.P. alleluia)
INNO
 |