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  Pastorale della vocazione adulta

Il vademecum della fraternità

 

Si parla sempre più spesso e con una certa apprensione della crisi di vocazioni in Italia; ma paradossalmente chi è alla ricerca di un orientamento vocazionale, soprattutto quando si tratta di persone adulte, trova enormi difficoltà ad accostarsi a strutture di accoglienza e di formazione cattolica.

Certamente viviamo in un'epoca di grandi trasformazioni sociali, culturali e di costume. La Chiesa sta facendo grandi passi per adattarsi e non perdere quel contatto così importante con la gente. Talvolta accade che ciò avviene a discapito di quella che potremmo definire la dimensione più mistica e spirituale, per favorire alcuni aspetti di ordine sociale. La Chiesa si trasforma in questi casi in un luogo di aggregazione e di socializzazione più che di ricerca del sacro.

Chi ha avuto occasione di frequentare i "campi della Parola" o di discernimento vocazionale, spesso si è ritrovato a vivere esperienze ben lontane da quel clima di preghiera vissuta nel silenzio e nella contemplazione che avrebbe immaginato. Tutto l'organigramma strutturale della Chiesa cattolica in Italia, sembra rivolto al mondo della pastorale vocazionale infantile e adolescenziale, in un paese dove l'età media della popolazione si è notevolmente innalzata e il tasso di natalità si è ridotto ai minimi storici. La società cambia, è in movimento, e alle volte lo stile di vita di pochi decenni or sono sembra risalire a un passato di molti secoli fa'. Nel mondo occidentale mancano i giovani; le famiglie con oltre due figli sono una rarità. E questi piccoli sono spesso contesi, coccolati e viziati ben oltre la maggiore età. L'idea che un ragazzo di 15 anni possa entrare in seminario, oggi è divenuto un evento straordinario. La Chiesa italiana, in ambito vocazionale, in certe occasioni opera ancora come se fosse inserita in un contesto sociale di sovrappopolazione infantile, di famiglia patriarcale, di analfabetismo e di miseria.

Oggi le scelte sono al contrario più consapevoli e meno dettate dalle necessità. Ogni decisione viene pianificata, ponderata a lungo e spesso rimandata negli anni.

 

La mancanza di coerenza come argomento di analisi nella crisi delle vocazioni

Non si può inoltre trascurare l'argomento della mancanza di coerenza rispetto ad alcuni temi proposti dalla vita consacrata. Pronunciare ad esempio il voto di povertà e non farsi mancare nulla, se non vivere addirittura nel lusso, costituirebbe una forma di incoerenza capace di corrodere alla radice lo spirito di molte vocazioni. O ancora, in riferimento a quegli atteggiamenti estremi di frenetica e apparente ricerca di una spiritualità da esteriorizzare che sfocerebbe in un vago misticismo religioso da un lato, o per il verso opposto, in un eccessivo materialismo che lentamente volgerebbe l'animo di alcuni consacrati a sposare i valori della medio borghesia imprenditoriale, al posto della croce su cui Cristo ha scritto col suo preziosissimo sangue il disegno di Salvezza per noi tutti.

Questo è il pensiero che dimora nella mente di chi è autenticamente in cammino verso Dio: "Vorrei mettere Cristo al centro della mia vita, e vorrei trovare una guida spirituale che mi aiutasse in questo mio proposito. Questa è la mia unica difficoltà; non cerco frati né suore che mi insegnino a cantare, a ballare e mi intasino la testa di ragionamenti spesso banali o troppo tortuosi sul significato di una scelta così difficile e impegnativa. Ad organizzare feste, pranzi e serate mondane me la cavo benissimo da me stesso. Ora vorrei invece rivolgere il mio spirito a una dimensione più semplice e raccolta".

Alla luce di questi fatti, appare evidente quanto sia necessaria ed urgente una politica di ampliamento e regolazione in ambito di pastorale delle vocazioni, in grado di dare risposte equilibrate e soddisfacenti a quelle persone che sono all'autentica ricerca di Dio.

Ciò che  manca sembrerebbe essere una struttura intermedia di coordinamento e di collegamento tra il seminario e la società civile, tra la vita cristiana e la vita non cristiana, capace di accogliere e impartire con dolcezza un primo livello di formazione a quei soggetti adulti chiamati alla vita consacrata; cioè in riferimento a quell'attività propriamente detta di "propedeutico". Ma in questo caso, a differenza dei cosiddetti seminari minori o diocesani, si tratterebbe di una attività rivolta a creare un ponte tra gli impegni e le responsabilità della vita secolare nella quale il soggetto si troverebbe ancora coinvolto, rispetto a una dimensione di vita consacrata:  una sorta di gradino intermedio tra due realtà piuttosto distanti tra loro.

L'oggetto centrale di cerniera tra le due realtà sopra citate, sarebbe quello di una sede "super partes" in grado di proporsi anzitutto come punto di contatto tra il soggetto impegnato in un cammino di discernimento vocazionale ed il Seminario o l'istituto religioso al quale successivamente il postulante potrebbe essere indirizzato, dopo un opportuno e graduale periodo di formazione e di verifica.

La realizzazione di una Casa di Accoglienza per vocazioni adulte, sembrerebbe il cardine su cui sviluppare una prima opera di cernita e di successivo orientamento dei soggetti che vi si accosterebbero. Le finalità sarebbero quelle di individuare, accogliere, conoscere, orientare e infine indirizzare il postulante verso la direzione più adeguata alle sue caratteristiche individuali.

 

La vita nella comunità religiosa

L’idea di una Casa di Accoglienza per vocazioni adulte organizzata su un ordinamento gerarchico di tipo militare, o peggio ancora stile ciurma di un veliero mercantile medievale, è qualcosa che attualmente nel mondo occidentale si può definire "improponibile". In effetti la struttura politica delle comunità religiose che negli anni si sono succedute, spesso hanno rispecchiato il modello politico e sociale dell’epoca in cui erano sorte. Questo sia per motivi di carattere culturale, sia per quanto riguarda l’aspetto sociale degli usi e dei costumi in vigore nelle trascorse epoche. Perciò l’idea di costituire oggi una comunità religiosa, non può che fondarsi su un modello più aperto e pluralista.

Una comunità di questo tipo non andrebbe concepita come un campo scuola e neppure come un campo di lavoro, ma potrebbe essere fondamentalmente intesa come una forma di coabitazione tra più persone aventi come obiettivo la sequela di Cristo secondo determinati valori, che nel nostro caso possono essere definiti valori di carattere religioso, per mettere Dio al centro della propria esistenza. Da qui la necessità di avere degli orari comuni di preghiera applicati con buon senso e intelligenza.

Il troppo zelo spesso indica una certa mancanza di buonsenso: l’alpinista esperto sa bene che se vuole arrivare in vetta e portare con sé anche gli escursionisti meno capaci deve moderare il passo, e così deve essere anche per chi guida una comunità religiosa. Tenere un passo lento ma costante nella preghiera sarà indice di maturità spirituale, per offrire i mezzi e gli strumenti adeguati al fine di mettere Gesù Cristo al centro della propria vita. Chi invece parte di corsa pensando di stupire tutti con le proprie prestazioni "atletiche", non è che un podista desideroso di emergere e mettersi in evidenza. Cosa molto pericolosa, perché oltre a bruciare se stesso, rischia di bruciare le persone che a lui si affidano con fiducia. Su questo argomento possiamo trarre insegnamento dalle comunità religiose più antiche, le quali nel corso dei secoli hanno smussato gli aspetti più critici ed estremi del vivere in comune.

 

L'orario di preghiera rappresenta l'ossatura della fraternità; significa mettere Dio al primo posto.

Attenersi ad un orario di preghiera che scandisce i vari momenti della vita quotidiana, costituisce l'elemento di supporto per mettere Dio al centro della propria esistenza.

Uno dei criteri logici per stabilire gli orari di preghiera di una fraternità può essere il seguente: "Quando ci si incontra per condividere il cibo per il corpo, ci si riunisce prima per condividere insieme il cibo per lo spirito". Se dunque si stabilisce che la prima colazione è ad esempio alle 8:00 del mattino, il relativo ufficio liturgico potrà essere fissato alle 7:30.

Un esempio di orario feriale di una comunità religiosa può essere quello applicato da alcuni monasteri benedettini e francescani:


6:30   -  LEVATA

6:50   -  UFFICIO di LETTURE e MEDITAZIONE (individuale)

7,45   -  LODI  MATTUTINE (in chiesa)
8.00   -  COLAZIONE
8.30   -  LAVORO MANUALE
12:00 -  ANGELUS e ORA  MEDIA 
(in chiesa)
12.30 -  PASTO
13.30 -  SILENZIO
15.30 -  MISSIONE, STUDIO O RIFLESSIONE PERSONALE 
18.45 -  MEDITAZIONE E VESPRO 
(in chiesa)
19.30 -  PASTO DELLA SERA
21.00 -  COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE 
(individuale)
21.30 -  SILENZIO

La domenica e nei giorni festivi la Liturgia delle Ore si celebra in solitudine.

°°°°°°

Da come si evince da questo prospetto è possibile individuare alcuni criteri fondamentali. Il primo, come si è affermato poc'anzi, è che tutti gli appuntamenti comunitari di preghiera sono collocati prima dei pasti. Nel senso che se ci si riunisce per mangiare, ci si può e ci si deve riunire a maggior ragione anche per pregare: prima di condividere uniti il nutrimento per il corpo, difatti, è bene condividere uniti il nutrimento per lo spirito.

Il secondo aspetto riguarda il numero di questi appuntamenti comunitari, che nella fattispecie sono tre: mattino, mezzogiorno e sera. Al di fuori di questi incontri si presuppone che persone in età adulta e capaci di intendere e di volere siano in grado di gestire e organizzare la propria giornata e il proprio tempo in modo autonomo, costruttivo e indipendente, coniugando le proprie esigenze con quelle della Casa per Fraternità.
Un terzo aspetto non evidenziato dal prospetto ma presente nella Regola, riguarda il clima di silenzio, serenità, rispetto reciproco e pacatezza nei modi che devono instaurarsi nella comunità religiosa.
 

Conduzione della Casa di Accoglienza per vocazioni adulte
Una comunità religiosa è costituita da più persone, ognuna con il proprio temperamento e le proprie attitudini. Ci sarà chi lavora di più con le braccia e chi lavora di più col cervello. Ci sarà chi prega di più con la bocca e chi prega di più con il cuore. Ci sarà chi è più puntuale agli appuntamenti e chi lo sarà di meno. Ci sarà chi produce di più e mangia di meno e chi produce di meno e mangia di più. La funzione di chi coordina la fraternità non sarà di omologare e piegare ai propri argomenti i fratelli, come fa’ colui che immagina di capire più degli altri proponendo i propri limiti come modello da imitare; ma potrebbe essere quello di saper cogliere e interpretare alcune caratteristiche individuali, per orientare i confratelli verso le attività a loro più rispondenti.

Ciò che tuttavia è da ritenersi di estrema importanza, è proprio questo senso di trovarsi a casa propria nel rispetto altrui. Ognuno con un proprio spazio, una propria autonomia e responsabilità.

Sentirsi a casa significa "sentirsi bene", in equilibrio con se stessi e con le persone che coabitano con noi. In un certo senso, la casa, è il luogo che ci rappresenta, dove teniamo i nostri oggetti e troviamo rifugio, pace e tranquillità.

Non è concepibile pensare di potersi affidare a un coordinatore che non abbia ben chiaro il concetto che trovarsi alla guida di una comunità significa non imporre le proprie utopie di cristianità, ma offrire uno spazio affinché ognuno realizzi se stesso in Cristo Signore. Perciò è molto importante che al di fuori degli appuntamenti comunitari, ognuno organizzi la propria giornata secondo il proprio carisma e la propria indole.

Nessuno, ad esempio, dovrebbe vietare il digiuno o la levata notturna di preghiera, ma neppure la si dovrebbe imporre agli altri. Nessuno si dovrebbe sentire "migliore" degli altri perché prega di più, lavora di più o possiede una maggiore cultura.
Va' rifiutata con forza l’idea di appartenere ad una comunità che sia costretta ad adeguarsi in modo ossequioso agli impegni e agli orari di una sola persona. Non è altrettanto concepibile pensare ad una comunità dove tutto ruoti e sia nelle mani e nelle disposizioni di una sola autorità: amministrativa, ecclesiastica, didattica, organizzativa e di controllo.

Paradossalmente è stato riscontrato che il principale elemento di disturbo in alcune fraternità è costituito proprio dalle incombenze e da un atteggiamento talvolta petulante di chi le governa... e vaga per il convento a rompere il silenzio ai fratelli! Queste persone, pur senza esserne pienamente consapevoli, finirebbero col mettere i propri impegni sociali al centro della vita dei confratelli, impedendo con il loro comportamento talvolta troppo esuberante, di mettere Dio al primo posto nella fraternità.
 

Le premesse per costituire una fraternità religiosa
Oggigiorno una comunità religiosa è fatta anzitutto di rapporti interpersonali tra gente matura e responsabile, dove ognuno costituisce se stesso con tutti i propri limiti e qualche pregio. Se non siamo disposti ad accettare questa realtà secondo la volontà di Dio è meglio rinunciare per due motivi:

1) non perdiamo tempo noi

2) non facciamo perdere tempo agli altri.

Non è concepibile pensare a una comunità religiosa fatta di gente da modellare a propria immagine e somiglianza.

Per costituire una fraternità servono invece delle premesse, e le premesse sono:

1) L'intervento della grazia di Dio

2) La disponibilità dei fratelli a vivere uniti nella fede

3) Un luogo dove vivere e condividere questa unità di intenti

Riguardo al secondo e al terzo punto, se teorizziamo una struttura di accoglienza vocazionale, è necessario anzitutto pensare al dove, al come e al perché:
Dov’è la dimora di questa comunità?
Come si mantiene?
Perché si costituisce e con quali finalità?

Che prospettive offre a chi vi si accosta?
Ognuno può darsi le risposte che vuole, purché i presupposti di base siano rispettati. E questi presupposti dovrebbero essere quelli di una coabitazione armoniosa ed equilibrata, con dei tempi e degli spazi ripartiti dove nessuno imprima sugli altri il proprio carisma, dato che soltanto il carisma di Cristo deve emergere ed imprimersi nei fratelli nella fede attraverso uno stile di vita rivolto alle cose dello spirito e non a quelle della carne o della mondanità.
Ognuno quindi dovrebbe pensare in primo luogo a non far pesare sugli altri la propria presenza e a non essere di inciampo a chi seriamente ricerca Dio: nella preghiera, nel silenzio, nel lavoro e nella solitudine. Il tono della voce deve perciò sempre essere misurato, all’interno della casa ci si deve muovere con delicatezza, senza sbattere le porte e cercando di evitare ogni rumore inutile e molesto. La puntualità agli incontri quotidiani è una forma di rispetto verso il prossimo, e chi non è puntuale non deve pretendere che la comunità si adegui ai suoi ritardi. Una comunità religiosa non è un condominio ma la casa di chi si avvicina a Dio “con la pietà di chi cerca umilmente”.

Inoltre, davanti al tabernacolo ci si trova davanti a Dio, e chi tutto sommato non crede... eviti di distrarre i credenti.

Sembrerebbero tutte cose ovvie e invece non lo sono...!!!

 

Il percorso di selezione
Una comunità religiosa di persone mature non può essere un collegio per ragazzini, sia dal punto di vista strutturale e logistico, sia per quanto concerne l’aspetto organizzativo, economico-amministrativo e di ripartizione di tempi e spazi.
Una comunità così concepita dovrebbe essere aperta a chiunque desideri ardentemente fare un’esperienza di questo tipo, senza escludere nessuno a priori. Non sarà possibile rifiutare quello perché è troppo anziano, l’altro perché chiacchiera molto, il successivo perché ha la tosse o quell’altro ancora perché è stato in galera. Una tale comunità avrà la fisionomia di una fraternità cenobitica aperta a chiunque, ma con un regolamento in base al quale la selezione avverrà in modo naturale:

chi non è idoneo si esclude da se stesso.

 

Il percorso di formazione

Il percorso di formazione costituisce l'elemento centrale rispetto a quanto fino ad ora è stato detto. In effetti una vocazione potrà dare i suoi frutti, allorché il lavoro di crescita e di maturazione sarà stato adeguato e rappresentativo di uno stile di vita coerente ed equilibrato.

Proprio nell'introduzione di queste pagine ci si riferisce alla vocazione utilizzando come paragone i fragili germogli da coltivare con ogni premura e delicatezza. Questo esempio è certamente indicativo di una realtà che talvolta, con l'intento di estirpare la gramigna, calpesta le pianticelle fragili e sane. Difatti, la gramigna, anche se viene calpestata cresce robusta e si fa spazio in mezzo alle coltivazioni, sia pure nelle condizioni più sfavorevoli; mentre i germogli di molte piante daranno frutti succosi e abbondanti solo se avranno trovato del buon terreno trattato e coltivato. Ma è altresì vero che talvolta sono proprio le situazioni avverse a mettere alla prova l'autenticità delle vocazioni.

 

Economia e Amministrazione
"Nessuno può servire allo stesso tempo Dio e il denaro". (Mt 6,24) Dal punto di vista economico e amministrativo una comunità di persone adulte si dovrebbe mantenere col lavoro degli stessi confratelli. Il sistema economico e sociale dell’epoca in cui viviamo non permette tuttavia uno stile di vita troppo rurale, a meno che non siamo disposti a rinunciare al telefono, alla corrente elettrica, all’automobile, al computer, alla televisione e al riscaldamento centralizzato per vivere di stracci e rottami. Dunque non sarebbe ipotizzabile una comunità di gente che vive in uno stato di clausura zappando la terra e tagliando la legna; ciò tuttavia non esclude che coloro i quali abbiano questo desiderio e avvertano questo tipo di chiamata vocazionale non possano effettivamente vivere in questo modo in parte sostenuti dagli altri fratelli.
Ad ogni modo non è possibile coinvolgere persone adulte a un determinato progetto di vita “definitivo”, se non sono ben chiare le prospettive e le condizioni che regoleranno questo tipo di rapporto. L’uomo adulto non ha più una famiglia alle spalle che lo sostiene, e prima di proporgli di rinunciare al proprio lavoro e alla propria casa, è assolutamente necessario essere ben certi che egli sia già inserito in modo appropriato ed equilibrato all’interno del nuovo contesto; affinché tale scelta non si tramuti in un salto nel vuoto. In questo senso è sempre preferibile che il passaggio dalla vita secolare a quella religiosa avvenga in modo graduale e in un arco di tempo piuttosto lungo. Non si può essere superficiali su queste cose, perché le persone vanno sempre trattate con il massimo senso di responsabilità e rispetto.

 

Incarichi e mansioni

Ognuno all'interno della fraternità dovrebbe rivestire incarichi e mansioni che egli amministra in modo responsabile ed autonomo, rivendicando il diritto di essere rispettato in ciò che egli esercita anche se non perfettamente.

Inoltre, il rispetto reciproco deve assolutamente risiedere alla base di qualsiasi tipo di rapporto. Su questo argomento non devono esistere compromessi. Allora deve essere chiaro che ognuno all'interno della fraternità rivestirà incarichi, umili o importanti che siano, gestiti e amministrati responsabilmente, autonomamente, secondo il proprio estro e le proprie capacità; dato che ciascuno ha facoltà di ragionare con la propria testa. Chi poi ha la pretesa che ogni cosa, nel dettaglio, debba essere fatta a modo suo, se ne stia per conto suo...!

Un fratello nella fede non è un inserviente, e chi governa la fraternità non è un faraone ma è servo di Dio e dei fratelli.

 

Incontri vocazionali

Riguardo all'accoglienza di persone motivate a condividere un comune cammino in Cristo Signore, crediamo che si possano invitare queste persone a vivere i tempi e i modi della fraternità, senza nulla di eccezionale e di straordinario, al di fuori di quella che potremmo definire la santa e semplice quotidianità. Noi siamo per una spiritualità ordinaria e quotidiana, dove non si allestiscono teatri e tavole rotonde. Il motto potrebbe essere: "Vieni quando vuoi ad ascoltare il silenzio e a condividere in Cristo e Maria la nostra quotidianità".

Non mettiamo limiti alla Provvidenza, non chiediamo alla Provvidenza che ci mandi le vocazioni dal 5 all'11 giugno dalle ore 8:30 alle 11:30. Ben vengano in questo caso le mortificazioni di Dio. Ben vengano ancora le mortificazioni di Dio se rubiamo ai venditori di pentole il loro mestiere come fanno alcuni religiosi nei loro corsi vocazionali, e lasciamo pure che i sociologi e gli psicologi si occupino di sociologia e di psicologia nelle sedi appropriate. I dibattiti e le conferenze lasciamole alle trasmissioni radiofoniche e televisive. Chi intende servire Cristo lo faccia nella propria semplice quotidianità, senza cercare di colmare il proprio vuoto di contenuti spirituali attraverso le varie attività di animazione, che alla fine sono tutto fumo e niente arrosto.

  

Pronunciare il voto della "santa semplicità"

La coerenza e l'onestà sono la piattaforma sulla quale è possibile costruire con gioia ed equilibrio la propria formazione alla vita consacrata.
Ci si dovrebbe quindi porre il quesito di come sia possibile rispondere in modo coerente e adeguato ai voti di castità, obbedienza e povertà, se poi, nel caso specifico ad esempio della povertà, nella sostanza non ci manca nulla e nulla ci si fa mancare. Per rispondere a questo interrogativo non è sufficiente nascondersi dietro l’affermazione che l’importante è che tutto sia intestato a nome di mamma Chiesa; perché fanno così anche i figli di papà, i delinquenti e i mafiosi, che nulla hanno intestato a se stessi ma tutto possiedono. Forse, più che ad una povertà utopistica e odiernamente irrealizzabile, si dovrebbe iniziare a parlare di “santa semplicità”.

Pronunciare il voto della “santa semplicità” avrebbe il significato di testimoniare coerentemente nella quotidianità i principi del Vangelo, così come la famiglia di Nazareth li visse nel crescere Gesù Bambino. La santa semplicità è fisionomia stessa della Santa Vergine Madre di Dio.

La santa semplicità è una madre che nutre ma non vizia, che offre il necessario sostentamento ma non il superfluo. La santa semplicità è casta nel parlare, casta nel vestire, casta nel mangiare, casta nel corpo e casta nella mente. La santa semplicità è sempre dignitosa pur nella povertà e non cede il passo alle sciccherie né alla sciatteria. La santa semplicità non ama gli eccessi per un verso né per l’altro. La santa semplicità non è mai superba e vanitosa ma dolce, umile e talvolta un po’ ingenua. La santa semplicità si commuove alla sofferenza, è premurosa verso i bisognosi e non sbarra le porte e i cancelli come chi deve custodire un capitale. La santa semplicità non si occupa delle cose grandi ma di quelle piccole. La santa semplicità non cammina con lo sguardo rivolto al cielo ma guardando a terra attenta a non calpestare nessuno. La santa semplicità è amica di tutte le creature di Dio, anche delle più umili. La santa semplicità sacrifica se stessa per amore del prossimo, così come Cristo ha sacrificato se stesso versando il proprio sangue sulla Croce per amore nostro.
 

Conclusione

Una Casa di Accoglienza vocazionale non la si costruisce ma viene da Dio, secondo i suoi tempi e le sue modalità. Noi possiamo soltanto metterci al servizio di Dio nell’offrire la nostra disponibilità e le nostre risorse, affinché persone aventi in comune il desiderio e la volontà di condividere i principi del Vangelo, si uniscano in un cammino comune per fare di Cristo il principio ed il fine della propria esistenza.

 

Padre santo e misericordioso

guidaci  nella giusta direzione e abbi pietà di noi

 

di Giancarlo A.

Vai alla Regola

LITURGIA DELLE ORE

La preghiera nel ritmo del tempo

 

Il libro dei salmi è un’antologia di 150 cantici di varia estensione e di vario soggetto, che costituiscono una sintesi dell’AT in chiave di poesia, dottrina e di preghiera. In greco “Salmo”, indica un cantico accompagnato da strumenti a corda; il corrispondente in ebraico è “preghiera” o “lode”.

Il Salterio così viene chiamato il libro nel suo complesso fu infatti largamente usato nella liturgia del tempio di Gerusalemme, come indicano i titoli preposti alla maggior parte dei salmi, che contengono spesso istruzioni liturgiche e musicali di difficile interpretazione.

I salmi sono preghiera, ed esplicano interamente questa funzione in una situazione cultuale. Chi prega con i salmi, annuncia profeticamente, come realizzantesi ora, la volontà di Dio. Tutto quello che è scritto nell’AT si trova nel salterio, con questa differenza: i salmi lo rendono efficace. Essi sono la voce della Chiesa tutta, che vive e testimonia riunita la sua dimensione escatologica.

Quando i salmi vennero tradotti in greco, la maggior parte ricevettero una numerazione inferiore di una o due cifre rispetto a quella ebraica. Molti salmi hanno un titolo, per noi dal significato oscuro, che indica forse l’autore, la melodia, gli strumenti musicali o le circostanze a cui il salmo si riferisce.

Autore e epoca – Dal punto di vista cronologico, i 150 carmi si distribuiscono lungo un periodo di molti secoli, dall’epoca di Davide al IV sec. a.C. (la paternità di Davide è fittizia). David è divenuto il modello tipico del sacro cantore, come Salomone lo è diventato per la sapienza e Mosè per la Legge. Il salterio attuale è il risultato ultimo di una lunga attività liturgico-musicale e poetica che ricopre gran parte della storia d’Israele, ed in cui è stato raccolto materiale vario. Tutto ciò conferisce alla preghiera un tono di sovrastoricità e di validità perenne, che tuttavia rende molto difficile attribuire ai singoli salmi una datazione precisa.

 

blu = coro alterno A

rosso = coro alterno B

nero =  insieme

 

UFFICIO DELLE LETTURE

(genuflessi)

Ti adoriamo, o santissimo Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

LODI MATTUTINE

 

(in piedi)

O Dio vieni a salvarmi.

Signore vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

(T.P. alleluia)

INNO

 

   

 

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