Alcune tra
le domande più frequenti che riceviamo sono:
E' possibile entrare in
seminario dopo i 35 anni?
Quali sono i requisiti
richiesti per accostarmi alla vita religiosa?
Non frequento la mia
parrocchia, a chi mi posso rivolgere?
E’ teoricamente possibile
entrare in seminario a qualsiasi età, anche se
generalmente sopra i 35 anni il cammino di formazione
vocazionale può essere molto difficile, pesante e
addirittura pericoloso per l'equilibrio della persona
adulta, perché
l'individuo ha già raggiunto la propria maturità
psicologica. Questo è il motivo per cui alcuni ordini
religiosi non accolgono le vocazioni adulte. Ma questa
generica considerazione di fondo non esclude la
possibilità che vi siano delle eccezioni.
Nella ipotesi di un cammino
vocazionale al sacerdozio diocesano o secolare, prima di
entrare nel seminario cosiddetto “maggiore” o “regionale”,
è necessario trascorrere un periodo di “propedeutico”
della durata di 1 o 2 anni in un seminario diocesano
(talvolta definito impropriamente “seminario minore”). E
prima ancora del propedeutico vi è il cammino di
discernimento vocazionale fatto insieme al padre spirituale
che istrada il nostro orientamento verso la vita di
consacrazione.
Per entrare in seminario è
dunque necessario avere un padre spirituale che nel tempo
valuterà insieme a noi la nostra reale attitudine alla vita
religiosa, con la eventuale
possibilità di presentarci al rettore del seminario
diocesano per il periodo di propedeutico.
Se attualmente non siamo in
contatto con il parroco del luogo in cui abbiamo il nostro
domicilio, potremmo ad esempio frequentare con una certa
continuità le attività
pastorali di qualche ordine religioso, così da instaurare un dialogo costruttivo con
i sacerdoti della comunità ed avere delle buone
probabilità di trovare un padre spirituale (non siamo
noi a scegliere lui ma è lui che, messo al corrente delle
nostre intenzioni, può rendersi disponibile a seguirci nel
nostro cammino di discernimento vocazionale).
E’ perciò possibile entrare in un seminario al di fuori
della propria zona di residenza, purché ci sia un legame
con la diocesi in cui il nostro padre spirituale ci segue
nel nostro itinerario di studio, di preghiera e di
formazione.
SIGNORE MIO, INSEGNAMI AD
AMARTI
In un cammino di
discernimento vocazionale la prima questione da risolvere
è capire fino a che punto siamo disposti a mettere Dio al centro della nostra
esistenza.
Nel Vangelo vi è scritto:
Un dottore della legge,
interrogò Gesù per metterlo alla prova: «Maestro, qual è
il più grande comandamento della legge?». Gli rispose:
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta
la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più
grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile
al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi
due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
(Mt 22,35-40)
Alcuni dei quesiti utili per comprendere la qualità della nostra
chiamata, così da poter distinguere tra quella che potrebbe essere una
idealizzazione della vita consacrata che è
maturata nella nostra immaginazione o la realtà di
un'autentica vocazione, potrebbero essere i seguenti:
Amo il Signore Dio mio
con tutto il cuore, con tutta la mia anima e con tutta la
mia mente?
Amo il
prossimo mio come me stesso?
Sono costante nella
preghiera quotidiana?
Cosa mi spinge a voler entrare in seminario e sposare
la vita religiosa?
Sono aperto
al prossimo e in pace con il mondo e con me stesso,
oppure sono tormentato e chiuso nella esclusività dei miei
problemi e delle mie concezioni ideologico-esistenziali?
La mia vita quotidiana è radicata sul Sacramento
Eucaristico e della Riconciliazione?
Pratico qualche piccola rinuncia e sacrificio da
offrire in dono a Gesù e Maria?
Possiedo un mio equilibrio psicologico di
serenità interiore?
Se la risposta a questi
interrogativi è positiva, indubbiamente si possiedono delle
ottime fondamenta. Se invece la risposta è "no",
"ni", "forse", "non so",
sarà allora bene lavorare per costruire queste solide
basi; cominciando ad organizzare la nostra vita quotidiana
esattamente come se ci trovassimo in convento o in
seminario: con degli orari in cui pregare,
partecipando alla SS. Messa e consacrando al Signore tutte
le nostre azioni quotidiane, così da poter valutare da noi
stessi la nostra reale attitudine alla vita religiosa.
Giusto per fare un piccolo
esempio riguardo a questo argomento: potremmo avvertire il
desiderio di essere musicisti, ma se in noi non esiste la
volontà di prendere in mano uno strumento musicale, è
possibile divenire musicisti? La ovvia risposta è NO! E
così è anche per la vita consacrata. Possiamo coltivare
l'idea di indossare l'abito religioso, ma se la nostra
quotidianità non è fondata sul modello di vita apostolica,
potrebbe trattarsi di una spinta dettata dalla vanità, e
non un invito alla sequela di Cristo Signore.
CHE TIPO
DI VOCAZIONE HO???
Sarà poi
necessario capire verso quale genere di servizio siamo
chiamati a rispondere:
Vocazione pastorale
itinerante
Riguardo questo punto, un
ottimo metodo di discernimento, può essere quello di
valutare non cosa la diocesi o un determinato ordine
religioso sono in grado di offrire a noi, ma che tipo di
servizio noi possiamo offrire alla diocesi o a quel
particolare ordine religioso a cui ci rivolgiamo. Questo è
un altro bel nodo da sciogliere, perché ci permette di
imboccare la strada giusta fin dall'inizio del nostro
cammino, senza disperderci in qualcosa che forse non ci
attiene, orientando così tutto il nostro essere verso il
fine della nostra vocazione.
Gli ordini e le
congregazioni esistenti non si contano, ed è appunto di
estremo rilievo cercare di
chiarire a noi stessi, attraverso l'aiuto della preghiera
costante e di un padre spirituale che ci conosce e ci
segue da vicino, la direzione verso cui orientarci, così
da individuare la porta giusta a
cui bussare.
IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
Talvolta il cammino di discernimento vocazionale è
accompagnato da quello che potremmo definire il
combattimento spirituale. Ciò è caratterizzato dal
sentirsi chiamati a rispondere alla sequela di Cristo, a
cui tuttavia potremmo razionalmente non sentirci ancora preparati ad aderire.
Questa condizione è frequentemente dovuta a due principali
motivi:
1.
Penso di non
mi sentirmi pronto ad affrontare lo stile di vita che la
vita consacrata comporta.
2.
La
mia fede non è ancora a un livello tale da rispondere
affermativamente alla
volontà del Signore,
e soffro all'idea di dover
rinunciare alla mia attuale situazione affettiva e
logistica dei miei impegni e delle mie varie attività.
La sequela di Cristo
comporta sempre delle rinunce:
"Vorrei tanto ma non posso...
mia madre ha ancora bisogno di me... il mio cane che mi è
tanto affezionato a chi lo lascio". In ogni cammino verso la
vita consacrata, verrà il momento cruciale in cui si pone
la scelta tra Dio e mammona. Però è bene che questo
passaggio non sia un salto nel vuoto ma avvenga per gradi;
a piccoli passi.
LA LISTA DELLA SPESA
Per riassumere in modo
chiaro e mettere in pratica i concetti sopra
esposti, ecco questa “lista della spesa”: