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Vocazioni. Le vocazioni sono vocazioni, perché vocazione significa non solo spirito vocazionale, ma vocazioni e vocazione, sono vocazioni, e le vocazioni sono vocazione. vocazioni è anche

BUON CAMMINO VOCAZIONALE

Da ogni seme può nascere un fiore

Carissimi amici e fratelli, forse qualcuno avvertirà un certo disagio nel sentire parlare di “vocazioni” in questo mondo sempre più fatto di cose molto materiali e lontane da quelle dello Spirito. Eppure in ognuno di noi c'è una voce che è un invito e un richiamo rivolto a compiere la volontà del Padre celeste, secondo i suoi tempi e le sue modalità.

Cos'è una vocazione se non un piccolo seme? Un germoglio da annaffiare e coltivare con ogni premura e delicatezza...!?

Questo è in estrema sintesi il tema di queste pagine, con la finalità di offrire un primo approccio nel cammino di discernimento vocazionale e aprire uno spazio, quale fonte di riflessione, in favore di coloro i quali sono sensibili alla questione delle vocazioni.

 IN PRIMO PIANO

ACCOGLI, O SIGNORE, LE INTENZIONI DI QUANTI CI CHIEDONO DI PREGARE PER LORO.

IL SIGNORE CI BENEDICA E CI GUIDI NEL COMPIERE LA SUA VOLONTA': AFFIDIAMOCI A LUI CON FIDUCIA E SERENITA'.

QUESTO SITO INTERNET E' IL FRUTTO DELLA INIZIATIVA PRIVATA DI FEDELI LAICI IMPEGNATI NELL'APPROFONDIMENTO DELLE VERITA' RIVELATE E COME TESTIMONIZA DELL'AMORE DI DIO VERSO IL PROSSIMO.

  WWW.VOCAZIONI.IT

 SITO CONSIGLIATO

E' bene precisare che questo sito non si propone come guida spirituale a quanti sono impegnati in questo cammino di discernimento vocazionale, ma vuole essere una sorta di vademecum su come orientarsi per capire lo spessore della propria chiamata verso un modello di vita apostolica.

PER  VOCAZIONE  O  PER  VANITA'???

Alcune tra le domande più frequenti che riceviamo sono:

   E' possibile entrare in seminario dopo i 35 anni?

   Quali sono i requisiti richiesti per accostarmi alla vita religiosa?

   Non frequento la mia parrocchia, a chi mi posso rivolgere?

E’ teoricamente possibile entrare in seminario a qualsiasi età, anche se generalmente sopra i 35 anni il cammino di formazione vocazionale può essere molto difficile, pesante e addirittura pericoloso per l'equilibrio della persona adulta, perché l'individuo ha già raggiunto la propria maturità psicologica. Questo è il motivo per cui alcuni ordini religiosi non accolgono le vocazioni adulte. Ma questa generica considerazione di fondo non esclude la possibilità che vi siano delle eccezioni.

Nella ipotesi di un cammino vocazionale al sacerdozio diocesano o secolare, prima di entrare nel seminario cosiddetto “maggiore” o “regionale”, è necessario trascorrere un periodo di “propedeutico” della durata di 1 o 2 anni in un seminario diocesano (talvolta definito impropriamente “seminario minore”). E prima ancora del propedeutico vi è il cammino di discernimento vocazionale fatto insieme al padre spirituale che istrada il nostro orientamento verso la vita di consacrazione.

Per entrare in seminario è dunque necessario avere un padre spirituale che nel tempo valuterà insieme a noi la nostra reale attitudine alla vita religiosa, con la eventuale possibilità di presentarci al rettore del seminario diocesano per il periodo di propedeutico.

Se attualmente non siamo in contatto con il parroco del luogo in cui abbiamo il nostro domicilio, potremmo ad esempio frequentare con una certa continuità le attività pastorali di qualche ordine religioso, così da instaurare un dialogo costruttivo con i sacerdoti della comunità ed avere delle buone probabilità di trovare un padre spirituale (non siamo noi a scegliere lui ma è lui che, messo al corrente delle nostre intenzioni, può rendersi disponibile a seguirci nel nostro cammino di discernimento vocazionale).

E’ perciò possibile entrare in un seminario al di fuori della propria zona di residenza, purché ci sia un legame con la diocesi in cui il nostro padre spirituale ci segue nel nostro itinerario di studio, di preghiera e di formazione.

 

SIGNORE MIO, INSEGNAMI AD AMARTI

In un cammino di discernimento vocazionale la prima questione da risolvere è capire fino a che punto siamo disposti a mettere Dio al centro della nostra esistenza.

Nel Vangelo vi è scritto:

Un dottore della legge, interrogò Gesù per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». (Mt 22,35-40)

Alcuni dei quesiti utili per comprendere la qualità della nostra chiamata, così da poter distinguere tra quella che potrebbe essere una idealizzazione della vita consacrata che è maturata nella nostra immaginazione o la realtà di un'autentica vocazione, potrebbero essere i seguenti:

   Amo il Signore Dio mio con tutto il cuore, con tutta la mia anima e con tutta la mia mente?

   Amo il prossimo mio come me stesso?

   Sono costante nella preghiera quotidiana?

   Cosa mi spinge a voler entrare in seminario e sposare la vita religiosa?

  Sono aperto al prossimo e in pace con il mondo e con me stesso, oppure sono tormentato e chiuso nella esclusività dei miei problemi e delle mie concezioni ideologico-esistenziali?

   La mia vita quotidiana è radicata sul Sacramento Eucaristico e della Riconciliazione?

   Pratico qualche piccola rinuncia e sacrificio da offrire in dono a Gesù e Maria?

   Possiedo un mio equilibrio psicologico di serenità interiore?

Se la risposta a questi interrogativi è positiva, indubbiamente si possiedono delle ottime fondamenta. Se invece la risposta è "no", "ni", "forse", "non so", sarà allora bene lavorare per costruire queste solide basi; cominciando ad organizzare la nostra vita quotidiana esattamente come se ci trovassimo in convento o in seminario: con degli orari in cui pregare, partecipando alla SS. Messa e consacrando al Signore tutte le nostre azioni quotidiane, così da poter valutare da noi stessi la nostra reale attitudine alla vita religiosa.

Giusto per fare un piccolo esempio riguardo a questo argomento: potremmo avvertire il desiderio di essere musicisti, ma se in noi non esiste la volontà di prendere in mano uno strumento musicale, è possibile divenire musicisti? La ovvia risposta è NO! E così è anche per la vita consacrata. Possiamo coltivare l'idea di indossare l'abito religioso, ma se la nostra quotidianità non è fondata sul modello di vita apostolica, potrebbe trattarsi di una spinta dettata dalla vanità, e non un invito alla sequela di Cristo Signore.

 

CHE TIPO DI VOCAZIONE HO???

Sarà poi necessario capire verso quale genere di servizio siamo chiamati a rispondere:

   Vocazione missionaria

   Vocazione monastica

   Vocazione diocesano-ministeriale

   Vocazione cenobitica

   Vocazione eremitica

   Vocazione pastorale conventuale

   Vocazione pastorale itinerante

Riguardo questo punto, un ottimo metodo di discernimento, può essere quello di valutare non cosa la diocesi o un determinato ordine religioso sono in grado di offrire a noi, ma che tipo di servizio noi possiamo offrire alla diocesi o a quel particolare ordine religioso a cui ci rivolgiamo. Questo è un altro bel nodo da sciogliere, perché ci permette di imboccare la strada giusta fin dall'inizio del nostro cammino, senza disperderci in qualcosa che forse non ci attiene, orientando così tutto il nostro essere verso il fine della nostra vocazione.

Gli ordini e le congregazioni esistenti non si contano, ed è appunto di estremo rilievo cercare di chiarire a noi stessi, attraverso l'aiuto della preghiera costante e di un padre spirituale che ci conosce e ci segue da vicino, la direzione verso cui orientarci, così da individuare la porta giusta a cui bussare.

 

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

Talvolta il cammino di discernimento vocazionale è accompagnato da quello che potremmo definire il combattimento spirituale. Ciò è caratterizzato dal sentirsi chiamati a rispondere alla sequela di Cristo, a cui tuttavia potremmo razionalmente non sentirci ancora preparati ad aderire. Questa condizione è frequentemente dovuta a due principali motivi:

1.   Penso di non mi sentirmi pronto ad affrontare lo stile di vita che la vita consacrata comporta.

2.   La mia fede non è ancora a un livello tale da rispondere affermativamente alla volontà del Signore, e soffro all'idea di dover rinunciare alla mia attuale situazione affettiva e logistica dei miei impegni e delle mie varie attività.

La sequela di Cristo comporta sempre delle rinunce: "Vorrei tanto ma non posso... mia madre ha ancora bisogno di me... il mio cane che mi è tanto affezionato a chi lo lascio". In ogni cammino verso la vita consacrata, verrà il momento cruciale in cui si pone la scelta tra Dio e mammona. Però è bene che questo passaggio non sia un salto nel vuoto ma avvenga per gradi; a piccoli passi.

 

LA LISTA DELLA SPESA

Per riassumere in modo chiaro e mettere in pratica i concetti sopra esposti, ecco questa “lista della spesa”:

    Fin da subito, fare di Cristo il centro della nostra vita, cercando di essere costanti nella preghiera quotidiana secondo quanto prescritto nella liturgia delle ore (Ufficio letture - Lodi mattutine - Angelus e Ora media - Vespri - Compieta - ed il Santo Rosario recitato e meditato almeno una o due volte alla settimana).

   Avere un padre spirituale o cercarlo, frequentando le attività pastorali diocesane, parrocchiali o relative a qualche ordine religioso.

    Osservare nella nostra vita quotidiana un cammino Sacramentale, cioè radicato sul Sacramento Eucaristico e della Riconciliazione (confessarsi almeno una volta al mese).

     Cercare di attuare un comportamento fondato sulla carità e sull'osservanza dei precetti della Chiesa nelle nostre attività quotidiane e nel nostro ambiente di lavoro; non per apparire santi ma per essere santi e aderire alla volontà di Dio con le nostre opere, con i nostri pensieri e con le nostre parole.

     Iniziare a studiare un po’ di teologia, magari con la prospettiva di iscriversi a qualche corso diocesano di formazione teologica o universitario.

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"Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori", dice il Signore.

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Il Signore chiama quando vuole.

Egli chiama o può chiamare chiunque, ad ogni età.
Chiama, infatti, il ragazzo, il giovane o anche l'uomo maturo.

Dall'alba al tramonto della vita Egli può sempre chiamare.

Per Lui non esistono limiti di tempo; è sempre l'ora giusta allorché chiama.

La vocazione non è una scelta ma una risposta

L’uomo è per natura e per vocazione un essere religioso. Da Dio viene e a Dio ritorna. L’uomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità.

Nel Vangelo vediamo Gesù chiamare a sé quelli che poi farà suoi discepoli: “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutti e il vostro frutto rimanga”. (Gv 15,16)

All’origine di ogni autentica chiamata vi è dunque il Signore che sceglie e invita alla sua sequela. La chiesa manifesta nella diversità e nella molteplicità delle vocazioni la ricchezza dello Spirito che distribuisce liberamente i suoi doni, secondo un progetto divino. La vita consacrata è perciò una risposta ad una chiamata di Dio. Una tale vocazione, difatti, non la si può costruire; la si riceve da Dio. Questo è il senso proprio della parola vocazione che significa “chiamare”.

Come rispondere all'invito del Signore?

Uno dei più antichi metodi per servire e rispondere alla chiamata del Signore è offrirsi alla vita religiosa. Essa nasce da una particolare chiamata di consacrazione a Dio, cercato:

- nella preghiera e nella lettura orante della S. Scrittura,

- nella vita cenobitica in comunione profonda con i confratelli,

- nella solitudine e nel silenzio,

- nell'esercizio delle virtù teologali,

- nel lavoro orientato e benedetto dall'osservanza di rendere un servizio a Dio, sia esso lavoro propriamente manuale, lavoro come studio, lavoro come arte.

 

L'inviolabilità della clausura

La cella non è una stanza qualunque, ma è il luogo dove ogni religioso trova la propria connaturale dimensione di solitudine per aprirsi a Dio e dedicarsi compiutamente alla vita contemplativa e di preghiera.

La sacralità e l’inviolabilità di questo luogo in cui il religioso vive di preferenza, è data dal fatto stesso che tra queste mura si compie e si rinnova di giorno in giorno il fine della vocazione: la radicalizzazione del celibato e della vita di preghiera nel desiderio di penetrare sempre più il mistero dell’amore di Dio.

 

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